LIVE IN AREZZO – Galapaghost

Lo sapete che a Bricherasio vive un artista da oltre tre milioni di stream su Spotify? Galapaghost, nome d’arte del cantautore americano Casey Chandler, nel 2016 pubblicava la sua canzone di maggior successo “Mazes in the Sky”, inclusa nell’album “I Never Arrived”, con la quale raggiungeva livelli di ascolto davvero notevoli, rivelando così al grande pubblico il suo talento cristallino. Un episodio forse eccezionale per le sue dimensioni monstre, ma che si colloca comunque nell’ambito di una discografia raffinata che ha saputo produrre buoni numeri in generale – ad esempio, gli oltre 800.000 ascolti di “Never Heard Nothin'” – a prescindere dunque da quel singolo exploit.

Chandler incontra artisticamente l’Italia circa tredici anni fa, quando per la prima volta si trovava a suonare nel nostro Paese. E, guarda caso, quell’esordio avveniva proprio dalle nostre parti. Per la precisione, nei ristretti quanto accoglienti spazi dell’Espresso Italia di Pinerolo, che per molto tempo fu catalizzatore di proposte musicali di livello, pescate sempre con gusto nell’ambito dell’indie internazionale. Da allora, la discografia di Galapaghost si è arricchita, superando la quindicina di titoli, tra singoli, EP e album compiuti. E, nel mentre, ha ulteriormente unito le sue vicende biografiche con il nostro territorio. Da circa tre anni, infatti, vive in zona con la sua famiglia, che da parte di moglie è originaria proprio delle nostre valli.

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A inizio novembre, Galapaghost ha pubblicato un album dal vivo, registrato durante un concerto tenutosi a marzo al Malpighi Sofa di Arezzo. Un live essenziale nel quale Casey ha reinterpretato in chiave acustica, accompagnato dall’amico Federico Puttilli dei Nadàr Solo, alcune delle migliori canzoni del suo repertorio. Per la specificità della formazione minimale in duo, il lato che emerge maggiormente nell’album è certamente quello folk, dove le melodie tipicamente americane richiamano un certo filone cantautoriale d’oltreoceano. L’ampio ventaglio di influenze che normalmente tratteggiano la sua musica si riduce qui a un songwriting scarno e intimista, che va diretto all’interiorità dell’ascolto e lascia appena sullo sfondo il gusto etereo indie e post-rock che spesso ne caratterizza le atmosfere nei suoi lavori in studio.

La scaletta di “Live in Arezzo” è stata compilata privilegiando i sentimenti, in particolare quelli dei legami familiari, e la loro importanza cruciale per orientarsi nei meandri dell’esistenza. Sono loro che stanno al centro dei pensieri poetici di Chandler, evidenziati ad esempio in canzoni come “Peach Fuzz”, dedicata al padre, o “Good Evening Wild Whimsical”. Ricorre spesso il clima malinconico e nostalgico legato al distacco, come avviene in “Supercentenarian” o “A Familiar Place”. Ma una parte centrale – tra i momenti più toccanti dell’intero lavoro – riguarda il tema della malattia, battaglia che ha condizionato pesantemente una parte della vita del cantautore. La questione è raccontata, senza parafrasi o mezzi termini, in “Test Sick Uhaul Her Can, Sir?”, dalla diagnosi laconica alle sensazioni fisiche, psicologiche e pratiche, riassumibili nella presa di coscienza “che la vita va molto più veloce quando non sei più padrone del tuo corpo”. La questione ritorna di rimando in “La mia melodia” – titolo in italiano, ma testo sempre in inglese, perché “il mio italiano non è ancora così elevato, così mi accontento di scrivere in italiano solo i titoli” (da https://www.indie-roccia.it/interviste/interview-galapaghost/) – delicata idealizzazione dell’amore coniugale come imprescindibile riparo quando gli eventi precipitano.

“Live in Arezzo” è attraversato da una palpabile inquietudine, in cui la disperazione, però, è spazzata via dall’abbraccio universale dei sentimenti. La pubblicazione dell’album arriva a chiudere un anno di grande creatività, iniziato a marzo con l’EP “Peach Fuzz”, da cui è stato estratto il video pluripremiato di “Trapeze” (tre premi al Rome Music Awards, “miglior video” all’Independent Film Festival e “migliori effetti visivi” all’International Music Video Underground Festival) e continuata con l’uscita di un paio di singoli, che hanno accresciuto la complessità della ricerca sonora e atmosferica di Galapaghost verso contaminazioni difficilmente incasellabili.

Chandler ha iniziato la sua carriera come turnista per il cantautore John Grant, promuovendo “Queen Of Denmark”, eletto album dellʼanno dalla rivista Mojo. Ha poi eseguito tour negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, partecipando anche a rinomate trasmissioni televisive come “Later… with Jools Holland”. Successivamente, Chandler ha intrapreso la carriera da solista con lʼalbum “Runnin”, promosso attraverso un tour in Italia. In questo tour è stato accompagnato dal già citato Federico Puttilli (Nadàr Solo, Levante, Kiol) e Ru Catania (Africa Unite, Tre Allegri Ragazzi Morti, Wah Companion), che fino al 2013 lo ha anche accolto sotto l’ala della sua etichetta belga Lady Lovely. Galapaghost ha inoltre lavorato anche per cinema e televisione, componendo musiche, tra le altre, per “Il Ragazzo Invisibile” di Gabriele Salvatores.

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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