📍 In breve: “Biribissi” – il nuovo album delle Malecorde guidate da Giovanni Battaglino – è un raffinato punto d’incontro tra cantautorato, letteratura e teatro. Tra le collaborazioni con la scrittrice Laura Pariani e la rilettura di brani intimi e introspettivi, il disco riafferma la profonda vocazione intellettuale e la cifra stilistica misurata della formazione pinerolese.
Verso la fine del 2025 è uscito “Biribissi”, piccolo gioiello di raffinatezza cantautoriale che prosegue il percorso ultraventennale della band pinerolese Malecorde. Se c’è un elemento che emerge costantemente dalla poetica di Giovanni Battaglino – e dai progetti che ruotano attorno alla sua figura – è certamente la dimensione intellettuale che ne tratteggia le scelte artistiche e che proprio nell’articolato universo espressivo delle Malecorde sembra trovare il suo apice. E non solo per le qualità autoriali del musicista pinerolese, che qui fanno giustamente un passo indietro a beneficio dello spirito corale del gruppo, ma anche per il contesto di percorsi incrociati in cui la band si muove da anni, nel quale si intersecano le storie di svariate figure di spicco del panorama culturale contemporaneo. Se dovessi scegliere una prospettiva da cui raccontare l’opera di questa formazione, dunque, partirei proprio da qui: dalla continua e incessante contaminazione con le molteplici proposte dell’universo umanistico – nel senso più ampio del termine – che ha portato la musica della band a misurarsi con la poesia, la letteratura e il teatro, oltre che con forme cantautoriali di diversa matrice, dando spesso vita a interessanti forme ibride di arte.
È in questo melting pot di pulsioni creative che nasce “Biribissi”, un album che, fin dal titolo, segnala i suoi legami con l’ambito letterario. “Biribissi”, infatti, è anche un racconto della scrittrice lombarda Laura Pariani, che sarebbe dovuto comparire all’interno dell’album, recitato personalmente dall’autrice. Per una serie di scelte editoriali, il reading è poi rimasto fuori dalla tracklist, lasciando traccia di sé solo nella copertina. Tuttavia, la scrittrice rimane presenza fondamentale all’interno di questo disco, soprattutto come fonte di ispirazione per alcune delle sue tracce più significative. L’intesa tra le Malecorde e la Pariani – insignita nella sua lunga carriera di svariati riconoscimenti prestigiosi, tra cui due premi Campiello – dura ormai da anni e si è concretizzata in diverse opere teatrali quali, tra le altre, gli spettacoli “Bus ëd l’Orchera Tour” (confluito poi nel disco “Per me si va nella grotta oscura” e in un volume dallo stesso titolo) e “Milano è una selva oscura“, dall’omonimo romanzo che è valso all’autrice uno dei due premi veneziani citati. Da quest’ultimo lavoro – incentrato sulla figura di un ex libraio antiquario caduto in disgrazia dopo un arresto e finito a vivere per strada – prendono forma due canzoni dell’album. La prima è “Itaca lontana”, un terzinato dalle armonie complesse, che mette in musica un testo della stessa Pariani e che, attraverso il punto di vista del clochard, riflette sulla natura illusoria dell’esistenza. Il protagonista ha evidentemente smarrito la strada e il tentativo di riprendersi la sua vita precedente lo trasformerà in una sorta di Ulisse dall’accento meneghino. A differenza dell’eroe omerico, però, Dante – questo è il suo nome nell’intreccio del libro – non avrà la forza e la determinazione per riconquistare il suo passato: troverà, infatti, la porta di casa sbarrata, un figlio che ha preferito seguire altri maestri e una donna che ha ceduto ai Proci. Questa visione impietosa ci manifesta un dato di fatto: la realtà non è l’epica. Ed è con il suo cinismo, riluttante a perdonare gli errori, che quotidianamente bisogna fare i conti.
La seconda canzone legata al libro di Pariani è “La bomba e la banca”, alla cui stesura ha collaborato in modo determinante il compianto Giorgio Olmoti. La storia di “Milano è una selva oscura” si conclude nel 1969, sviluppando il suo finale attorno alla strage di Piazza Fontana, quando una bomba esplosa nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura causò la morte di 17 persone e il ferimento di altre 88. L’atmosfera “knopfleriana”, arricchita dai pizzicati degli archi e dal calore pregnante del contrabbasso, crea perfettamente la nuance tesa e malinconica di quegli accadimenti drammatici che cambiarono per sempre il corso della storia italiana, indirizzando il decennio verso il piombo e il terrore. L’adozione di una prospettiva sugli eventi calata all’interno della banca esalta drammaticamente il contrasto creato dall’azione brutale giunta a squarciare un quadro di assoluta routine e invita a vigilare sulle pericolose “precedenze a destra” che tornano oggi a rivelarsi di un’attualità sconcertante.
Naturalmente, la componente composita e policroma di “Biribissi” non si esaurisce con le canzoni ispirate al lavoro di Laura Pariani. L’album, ad esempio, si apre con “Gioca”, brano musicalmente più leggero – le Malecorde lo definiscono addirittura “ballabile” in una presentazione social – col testo di Isabella Maria Zoppi. Zoppi è una figura di spicco del mondo accademico nazionale: ricercatrice al CNR, studiosa di culture migranti, è dotata di uno spirito multiforme orientato verso interessi variegati, che la mantengono in equilibrio tra scienza e poesia, con un focus importante sull’attività cantautoriale. Con le Malecorde si esibisce in un bell’esercizio linguistico a cavallo tra la poesia ermetica e la filastrocca, in cui racconta la vita attraverso metafore ludiche e marinaresche. E, poi, in questo nostro excursus, come non citare “L’erbassa”, traduzione in piemontese curata da Fausto Amodei di un classico di Georges Brassens (“La mauvaise herbe”)? Già inciso qualche anno fa dal cantautore Carlo Pestelli, il brano viene qui riproposto in una versione aderente ai canoni tipici delle Malecorde. Introdotto da un quartetto di fiati dall’incedere funereo, composto da Battaglino, il pezzo si avvale dell’interpretazione, tra gli altri, del compianto trombonista Joe Burnam, che da anni viveva in Val Pellice e che fu anche primo trombone dell’Orchestra Nazionale della Rai. La canzone rivendica il diritto, artistico ed esistenziale, di seguire vie personali per l’affermazione della propria identità, sapendosi sganciare dall’omologazione della massa.
Oltre ad “A ovest del lago”, le cui atmosfere western fanno da cornice a quello che è a tutti gli effetti il primo brano interamente strumentale delle Malecorde, completano l’album le nuove versioni di tre canzoni scritte da Battaglino, già presenti sui suoi precedenti lavori da solista “Alla porta dei sogni” (2019) e “Ricominciare dalle parole” (2023): si tratta della title track del primo e “Stella che non brilla” più “Strada per dove vorrai” dal secondo. “Stella che non brilla”, ad esempio, è una sorta di delicata promessa d’affetto e custodia; una dichiarazione in cui l’autore si propone come guida e saldo punto di riferimento, dalla presenza discreta e non invasiva. In questo modo, il brano si fa specchio fedele di tutta la cifra stilistica di Battaglino, da sempre improntata a un’espressività misurata e garbata, mai sopra le righe. Ricca di fascino e suggestione lirica anche “Strada per dove vorrai”, canzone impreziosita dal featuring di Cesare Malfatti dei La Crus, che ha suonato e prestato la sua voce in alcune delle strofe. Il brano è una riflessione sulle scelte e sulle possibilità, che rivaluta il ruolo del destino nella definizione dei nostri percorsi esistenziali (“la sorte ti ha difeso da te”), trasformando le strade perdute in occasioni per trovare nuove mete e nuovi orizzonti.
Le Malecorde si confermano, dunque, come uno dei punti fermi della nostra scena, al cui prestigio contribuiscono da più di due decenni. L’eleganza e la delicatezza della loro posa, la cura dei suoni e delle parole, la ricerca minuziosa dei contenuti, l’apertura alle visioni plurime, sono solo alcuni dei loro pregi. Oltre ai quattro musicisti che oggi appartengono alla band in pianta stabile – Matteo Bagnasco (voce e chitarre), Paolo Mottura (basso, contrabbasso e chitarre), Eugenio Martina (batteria) e, naturalmente, Giovanni Battaglino – e agli artisti già citati in precedenza, hanno lasciato il loro segno tangibile in “Biribissi” anche Caterina Battaglino (clarinetto), Simone Rossetti Bazzaro (archi e voce), Lucia Battaglino (voce e flauto), Valeria Benigni (voce) e Silvia Lorenzo (voce narrante in “La bomba e la banca”). Per finire, siccome la line-up si fregia di un pezzo da novanta del fumetto italiano come Paolo Mottura, va menzionato anche il lavoro sulla copertina di cui il bassista stesso è autore: per “Biribissi” la matita di Mottura ha realizzato un ritratto sognante dei quattro musicisti, agghindati con un certo fascino retrò che sembra voler sottolineare la loro vocazione da trovatori e la loro natura inderogabile di menestrelli contemporanei.
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