Questo articolo l’ho immaginato mille volte, prima di oggi. Volevo scrivere di Bandamania già da parecchi anni e volevo farlo almeno per due motivi. Intanto perché Bandamania è stata un’esperienza davvero rivoluzionaria, che ai tempi scardinò le abitudini secolari della nostra tradizione bandistica, contribuendo fortemente a innovarne i canoni e a traghettarla di getto nel terzo millennio. Una formazione di musicisti estremamente preparati, ma anche un po’ folli e dissacranti che, con un mix perfetto di capacità musicali e di istrionica attitudine allo show, fu in grado di attrarre vasti e sempre crescenti consensi di pubblico, diventando in poco tempo un seguitissimo fenomeno artistico e di costume. In secondo luogo, sentivo la necessità di raccontare questa storia perché Bandamania è stata un pezzo importante anche per la mie personali vicende musicali. Dal 1998, per un periodo durato circa quattro anni, feci parte – anche un po’ indegnamente, per la verità – di quello straordinario ensemble. Per me fu un’occasione importante di crescita, soprattutto per l’opportunità di trovarmi al fianco di musicisti incredibili, da cui ho potuto imparare tanto, costruendo anche amicizie e collaborazioni che hanno caratterizzato in modo profondo un certo periodo della mia vita.
Dicevo, dunque, che avevo immaginato questo articolo mille volte, è vero. Ma non l’avevo immaginato così. Avrei voluto farmi raccontare questa storia da colui che ne fu il protagonista assoluto. Dario Brussino, eccellente trombettista e apprezzato didatta del Corelli e di altre istituzioni scolastiche sul territorio, fu la figura artistica centrale di Bandamania. Direttore e anima portante, all’inizio anche esecutore e improvvisatore eccelso, fu indiscutibilmente il principale fautore del percorso che portò una tradizionale banda di paese e diventare un soggetto musicale completamente fuori dagli schemi.
Dal 2020 frequento quotidianamente Pinerolo per motivi lavorativi e da allora, molto spesso, mi era capitato, a distanza di quasi vent’anni dal mio passaggio nelle fila di Bandamania, di incontrare Dario per le vie del centro. Più volte avevo pensato di coinvolgerlo in una chiacchierata da riportare su queste pagine e trarne ricordi e aneddoti che inquadrassero, da una prospettiva interna, quell’irripetibile esperienza. Per tanti motivi, però, ho sempre rimandato. Fino a quando, purtroppo, è stato troppo tardi. Il 14 settembre scorso, Dario ha improvvisamente abbandonato questo mondo, lasciando a chi l’ha conosciuto un’eredità artistica e – in senso lato – culturale fondamentale: per gli allievi che ha formato, per chi ha suonato sotto le sue direttive, per chi ha avuto modo di essere contagiato dal suo irrefrenabile entusiasmo, dalla sua passionalità viscerale e della sua profonda sensibilità umana e intellettuale.
Non sono mai stato bravo nei commiati definitivi, nelle condoglianze. Provo sempre un senso di disagio e di inadeguatezza di fronte al dolore della morte. Ma oggi, a distanza di circa un mese da quando Dario ci ha lasciati, penso che il peso della sua storia vada celebrato. E credo che sia bello farlo raccontando le vicende di quella che è stata la sua “creazione” di maggior impatto nell’ambito socio-culturale del nostro territorio.
Ones
Bandamania – L’Eco Mese 1993
Nel mese di dicembre del 1993, L’Eco Mese – l’allora periodico dell’Eco del Chisone – in un articolo a firma di Tonino Rivolo, intervistava Dario Brussino, che raccontava Bandamania dalla sua personale prospettiva, perfetta per inquadrare ciò che quell’esperienza rappresentò per il mondo musicale pinerolese, i cui risvolti travalicarono ampiamente i confini locali e provinciali, per attestarsi almeno a livello regionale, se non addirittura oltre.
“Quello che ci ha spinti ad intraprendere questa avventura non è stato il desidero di inseguire i gusti del pubblico e quindi il successo ad ogni costo, ma semplicemente il desiderio di divertirci facendo ciò che ci piaceva provare particolari emozioni e vibrazioni; tutte cose che la musica ti deve dare, altrimenti non c’è motivo di farla. I consensi della gente sono venuti dopo“, dice Dario Brussino di Vigone, da quattro anni direttore della Banda Musicale della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bibiana Fenile.
Si spiega così la nascita di “Bandamania”, salutata da alcuni come una delle possibili evoluzioni delle bande tradizionali, ma da altri additata come una sua criticabile degenerazione. Due posizioni estreme che si devono mettere a confronto con alcuni dati inconfutabili: il successo spesso travolgente del pubblico, confermato dalla ventina di concerti tenuti quest’anno, e il numero crescente di persone che chiedono di entrare a far parte del gruppo, il cui organico è più che raddoppiato in pochi anni.
Erano rimasti in diciassette, tanto che la Banda pareva sull’orlo dello scioglimento, invece ora sono una quarantina di entrambi i sessi, con un’età media di 24 anni e con addirittura quindici elementi al di sotto dei venti. Un’esplosione numerica e un ricambio generazionale che si spiega in larga misura con il radicale rinnovamento del repertorio che ora attinge a piene mani dalla musica della tradizione nera americana, dallo “swing” al “rhtyhm and blues”, ma che ha forse anche altre spiegazioni, dal momento che “Bandamania” è solo una delle versioni in cui si presenta il complesso bandistico di Bibiana, presieduto dal dinamico e giovanile Paolo Mieggie.
“Prendiamo parte di consueto alle cerimonie e alle manifestazioni tradizionali suonando brani classici e vestendoci in divisa, ma abbiamo anche un secondo modo di proporci al pubblico che sta un po’ a metà tra il primo e quello di “Bandamania” dal momento che in alcune esibizioni affianchiamo pezzi “storici” ad altri più moderni“, spiega Dario Brussino, riferendosi alle tre anime del gruppo, pur senza negare che la più viva e vivace è sicuramente la terza”.
Diplomato in tromba al Conservatorio di Torino e insegnante presso l’Istituto musicale di Rivoli, il trentasettenne direttore del complesso di Bibiana ha alle spalle un’esperienza musicale di prim’ordine, anche se si schermisce che non ci si soffermi sulla sua persona e sul ruolo determinante da lui svolto sia come polo di attrazione che come motore insostituibile del “nuovo corso”.
Ha suonato in tre opere liriche proposte dal Teatro Regio di Torino, ha girato l’Italia con una compagnia di operetta, ha partecipato al festival jazz di Foggia con il gruppo torinese “Dixie Today” con cui si esibisce attualmente ed ha inciso due LP insieme a una big-band di cui facevano parte anche Romano Mussolini e Gianni Basso. Un bagaglio di esperienze ricco e diversificato che si traduce in un’iniziativa che alla luce della concezione bandistica locale appare dissacrante. Quasi un tradimento. “No, non esageriamo. È solo un’evoluzione della tradizione, in perfetta sintonia con i tempi. Quello che adesso è tradizione cinquant’anni fa era innovazione. L’importante è fare quello che senti dentro; conta l’apertura che hai, senza dogmatismi o settarismi“.
Una musica fatta di ritmo “...perché in un mondo frenetico come il nostro è una componente che conta sempre di più“, che non disdegna la drammatizzazione e la messa in scena “...perché trascina e coinvolge il pubblico“, ma che non si traduce in un disprezzo per la musica classica “…la quale va anzi rispettata e fatta bene, altrimenti diventa caricatura“, sostiene Brussino. “Bandamania” è nata con questi presupposti, anche se il nome ha un nonsoché di trasgressivo che evoca lucide follie da contrapporre a stanche abitudini musicali. “Il nome è coerente con il nostro modo di proporci e di essere, fatto di creatività, immediatezza, spontaneità e gioia di suonare.
La Nascita di Bandamania
(dalla storia di Bandamania scritta nel 2000 da Marzia Bonetto, flautista e memoria storica dell’ensemble)
“Anno 1989, la banda della Società Operaia di Bibiana Fenile è in crisi. Il maestro non c’è più e i componenti sono rimasti in pochi. Il presidente Paolo Miegge viene incaricato dal direttivo della Società Operaia di cercare un nuovo maestro. Dopo qualche ricerca, grazie anche all’interessamento dell’insegnante degli strumenti ad ottone dell’Istituto Civico di Musica “Corelli” di Pinerolo, riesce a rintracciare il Maestro Dario Brussino. […] Quell’estate, Dario era stato in Danimarca con una banda dei dintorni di Torino per una tournée. Lì, aveva conosciuto una formazione danese che, oltre a suonare, all’interno del proprio concerto faceva un vero e proprio spettacolo. Letteralmente entusiasmato da quell’organico, iniziò a sognare di poterlo fare anche lui con la sua banda.
La prima cosa da fare era cercare di rinforzare le varie sezioni, quindi chiamò in suo aiuto alcuni amici che erano stati con lui in Danimarca, e che già suonavano in altre bande. Grazie all’esperienza di questi musicisti e agli insegnamenti di Dario, […] la qualità degli strumentisti subì fin da subito notevoli miglioramenti.
Tutto iniziò con dei pezzi molto semplici, tipiche armonizzazioni per banda, ma con qualche piccolo accorgimento sul tempo, sulle espressioni e sul collettivo delle diverse sezioni. Non era sicuro, però, che questi cambiamenti potessero piacere all’organico, quindi si limitò a farlo soltanto con alcuni brani del repertorio. Il primo concerto fu un successo, sia per l’apprezzamento del pubblico, sia perché Dario si rese subito conto che ai componenti della banda piaceva ciò che lui proponeva. Ora, sapeva di poter sfruttare la sua genialità per dare vita ad una banda unica nel suo genere, ma soprattutto unica nel circondario.
Quando Dario cominciò eravamo in trenta. Il primo concerto della banda di Bibiana con a capo Dario ebbe luogo nell’ambito della manifestazione “Tuttomele” a Cavour nel 1990. Già si intravedeva la voglia di fare qualcosa di diverso. […]
Verso la fine dei 1991 la fama della Banda della Società di Mutuo Soccorso di Bibiana Fenile andava correndo di paese in paese; così, tramite alcuni amici che già suonavano a Bibiana, cominciarono ad arrivare nuovi ragazzi che incrementarono il numero dei componenti. Per lo più erano giovani che avevano voglia di fare qualcosa di diverso. Sembrava che il carisma di Dario e il suo modo di far musica attirasse tutti i giovani artisti della zona in quel piccolo sotterraneo delle scuole elementari di Bibiana. Intanto, alcuni elementi cambiarono e altri se ne aggiunsero.
Dario, vedendo l’energia che stava aumentando, anche grazie ai nuovi arrivi, cominciò a pensare di poter realizzare il suo sogno: una Banda-Orchestra come aveva visto in Danimarca, che suonasse la sua musica senza costrizioni, ma che, nello stesso tempo, cercasse di mantenere il più possibile la sua identità di banda.
Nel 1992 incominciò ad introdurre dei momenti di spettacolo in più. Diede l’incarico, infatti, ad alcuni componenti, di realizzare dei balletti. Inizialmente si trattava di movimenti elementari, fatti con molta timidezza all’interno delle sezioni. […] La semplicità dei movimenti era anche dettata dal fatto che la divisa era un po’ scomoda e inibiva molto i componenti del gruppo. Nell’estate del 1992 venne coreografato un pezzo tratto dalla raccolta di brani della colonna sonora del film “Grease”. Quello fu il primo vero e proprio balletto. Le ragazze, che si erano anche procurate il costume per ballare, smettevano di suonare qualche battuta prima dell’inizio del brano per andare a cambiarsi. La prima volta che si esibirono in pubblico con il balletto fu il 18/09/1992 in un concerto tenutosi a None (TO).

Da qui, però, iniziarono i primi problemi di convivenza con il direttivo della Società Operaia, perché Dario aveva delle idee troppo innovative. Il primo ostacolo si presentò quando Dario lanciò l’idea di cambiare il nome. Ormai il repertorio era piuttosto moderno e quindi non sembrava più consono farlo eseguire da una semplice banda di paese. Dario voleva un nome per la sua “Banda – Orchestra”. Dopo aver lottato con i componenti del direttivo della Società per diversi mesi, ottenne il permesso di affiancare un altro nome a quello della banda “La Società” di Bibiana. […] Nacque così Bandamania. Il 20/03/1993 fece il suo primo concerto ufficiale, che fu anche l’ultima apparizione pubblica in divisa”.

Il fattore di innovazione apportato da Bandamania non riguardava, però, soltanto il repertorio. È vero che, fin da subito, le scalette iniziarono ad allontanarsi progressivamente dalle abitudini consolidate dei Corpi Musicali paesani, includendo partiture sempre più vicine allo swing, al rhythm ‘n’ blues, alla musica latina, al rock e al cantautorato italiano. Ma c’era anche un impattante fattore di novità nel modo con cui quel repertorio veniva riproposto. E non solo per il già citato abbandono della divisa. La composizione dell’organico, coerentemente col mutamento stilistico in atto, aveva subito un deciso processo di ammodernamento. Rispetto alle bande tradizionali, infatti, Bandamania annoverava una sezione ritmica con batteria, basso elettrico, chitarra elettrica, tastiere e voce, ossatura solida di stampo rock su cui si appoggiava tutto il resto del gruppo. Di fatto, era diventata una vera e propria big band! E poi c’era un approccio al pubblico decisamente nuovo, spesso dissacrante. Balletti, coreografie e costumi erano diventate parte integrante dello show. E i musicisti avevano preso quell’abitudine del tutto inusitata di suonare i finali di concerto, in particolar modo i bis, disseminati tra il pubblico. Si creava un tutt’uno tra chi la musica la faceva e chi la ascoltava, suscitando sorpresa, aumentando il coinvolgimento di tutti, trasformando gli spettacoli in grandi riti collettivi.

“Bandamania” – la cassetta
Con questa filosofia, costruita in pochi anni e accompagnata da un consenso generale che si faceva progressivamente sempre più ampio, Bandamania ebbe la possibilità di portare la sua energia in tutto il Piemonte. Decine di concerti ogni anno e un’attività sempre più assidua, anche su palchi di prestigio come quello dell’Hiroshima Mon Amour. Nell’autunno del 1996, poi, arrivava anche l’occasione di concretizzare su supporto fisico quella stessa energia sprigionata nei live. Bandamania si apprestava, infatti, a registrare la sua prima audiocassetta. Nel weekend tra il 16 e il 17 novembre del 1996, coadiuvati da Roberto Maccagno dello Studio REM di Bra (CN), venivano registrate le dieci tracce che avrebbero fatto parte di quello scoppiettante esordio discografico. Sul nastro, che riscosse un notevole successo, confluì una significativa sintesi del repertorio di Bandamania: tra gli altri, De André, Zucchero, i Chicago – di cui Brussino era fervente ammiratore oltre che eccellente arrangiatore – Tito Puente, Herbie Hancock e anche un brano originale composto dallo stesso Brussino.


1997 – Bandamania va a Cavour
Siamo nel 1997, quando avviene una svolta fondamentale nella biografia di Bandamania. Si legge ancora nella citata storia del gruppo:
“I rapporti con la Società Operaia erano ormai incrinati. Da tempo la Società si lamentava perché Bandamania non era più la classica banda di paese, che fa le sfilate in divisa. Così dopo innumerevoli tentativi di conciliare le loro esigenze con le nostre, capimmo che non potevamo più restare lì. Per la vita e la crescita di Bandamania era importante staccarsi dalla Società Operaia. Così un piccolo gruppo di noi cominciò a proporre a comuni limitrofi e ad associazioni varie di “adottarci”. Il problema maggiore per noi era trovare una sede dove continuare a provare con serenità e tranquillità, e anche un minimo di appoggio finanziario. […] I contatti furono presi inizialmente con il Comune di Bibiana perché ci sembrava doveroso restare dov’era nata Bandamania, ma purtroppo per problemi politici non poterono, o non vollero, far niente per noi. Così ci rivolgemmo alla Scuola di Musica di Luserna e al Comune di Cavour. […] Al Comune di Cavour, tra l’altro, mancava da tempo una banda, le cui attività erano cessate per mancanza di elementi. La decisione di andare a Cavour piuttosto che alla Scuola di Musica di Luserna venne presa con una votazione a maggioranza”.
L’avventura cavourese di Bandamania si protrasse per un quinquennio circa, nei quali non mancarono ulteriori successi, derivanti da un’attività che non aveva perso di intensità. Nel 2002, però, fu nuovamente necessario cercare una nuova “casa”, poiché l’Associazione Alpini di Cavour, che ospitava il gruppo in una delle sue sale, improvvisamente ebbe la necessità di liberare quegli spazi per destinarli ad altre finalità. Luserna San Giovanni era evidentemente nel destino del gruppo, ma il periodo valligiano rappresentò anche l’ultima fase di quella straordinaria esperienza. Iniziarono a subentrare un po’ di demotivazione e inevitabili difficoltà di costruire organici stabili che permettessero di portare avanti l’attività con la determinazione del decennio precedente. Di fatto, Bandamania sopravvisse, forse un po’ stancamente, fino al 2006, ultimo anno effettivo di presenza sui palchi. Nel 2007, poi, la situazione divenne insostenibile, portando alla sospensione di tutti gli impegni. Nell’autunno dello stesso anno, infine, venne decretato ufficialmente lo scioglimento dell’associazione.
Rimane oggi il ricordo di un progetto unico nel suo genere, irripetibile soprattutto per quella rarissima combinazione contemporanea di fattori che ne rappresentò il vero segreto: una generazione di musicisti tanto talentuosi quanto irriverenti, spinti dalla voglia di superare i dogmi di una tradizione spesso piatta e stantia, guidati da una figura centrale carismatica, preparata e fortemente attrattiva, come quella di Dario Brussino.
Impossibile nominare tutti i musicisti che sono transitati in Bandamania nel corso dei suoi tre lustri abbondanti. Non credo di essere molto distante dalla verità, sostenendo che sono sicuramente più di cento. Nei file disseminati in questa pagina ne è citata una quantità significativa, ma mi scuso con chi non si ritroverà negli elenchi. Ritengo di ricordare soltanto, a titolo di ringraziamento, Marzia Bonetto e Carlo Degiovanni, per il materiale e le memorie vive che mi hanno consentito questa – inevitabilmente – sintetica ricostruzione storica e documentale.
Ones
Roadhouse Café – Roletto (06/04/2000)








Montoso (Luglio 1996)














Lingotto (14/02/2000)




Foto Varie























