Il pezzo è tutto costruito attorno al suo possente impatto sonoro e alle sue variazioni ritmiche. I cambi armonici, infatti, sono ridotti al minimo e anche il testo è costituito da poche frasi, peraltro declamate e non cantate. Eppure, dietro alla musica degli Schwabs, oggi ancora un oggetto misterioso, sembra esserci un pensiero articolato, intelligente, per niente superficiale. In un recente scambio informale di messaggi, Federico Raviolo mi presentava questo nuovo gruppo come “strampalato, complottista, scanzonato, inconsapevole, grezzo, sporco e ironico”. È arrivato addirittura a definire se stesso e gli altri suoi due compagni di viaggio come «grandi incoscienti!». Un’affermazione che suona paradossale, soprattutto se si tiene conto proprio delle riflessioni che sottostanno alla loro musica. Rovesciando il senso di quell’esclamazione, infatti, direi piuttosto che gli Schwabs sono dei “grandi coscienti”, nel senso di una band dalla spiccata consapevolezza civica, politica e filosofica che, seppur mitigata da un desiderio di non volersi prendere troppo sul serio, ne rappresenta il vero motore creativo, almeno per quanto si possa intuire dall’ascolto dell’unico brano finora diffuso.
The Schwabs prendono il nome da Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum di Davos, un’organizzazione che da più di cinquant’anni riunisce alcuni dei maggiori protagonisti dell’economia e della politica mondiale e che, nell’immaginario complottista, muove le fila delle nostre vite come un’entità in grado di determinare i destini planetari. C’è una buona dose di dietrologia intenzionale nella musica di questo power trio, un catastrofismo apparentemente ironico ma estremamente lucido, riassunto in modo esemplare in questo singolo d’esordio. “Sarete felici” è una tirata punk dai suoni robusti – a proposito, produzione che spacca! – che si serrano e si dilatano tramite le ruvidità di stampo grunge e stoner, in linea con quanto promesso dai profili social della band. Ma nella sua struttura circolare è racchiuso anche un intermezzo psichedelico che ne interrompe la continuità, ammantando il lavoro di sfumature prog e new wave e rendendo meno agevole una qualsiasi definizione tassonomica. Il testo, come accennavo, è minimale. Solo un breve intervento recitato a imitazione degli imbonitori da fiera, in cui viene ripetuta una frase comunemente attribuita allo stesso Schwab: “Non avrete nulla e sarete felici”. Una frase che si presta a più letture, ma quella che più si avvicina al mondo distopico che fa da contesto alla musica dei tre riguarda l’idea di un inesorabile impoverimento della popolazione mondiale, mascherato da benessere e architettato da un ristretto gruppo di oligarchi. E mentre l’imbonitore invita gli astanti a farsi avanti, sullo sfondo si sente il belare di un gregge di pecore, cui evidentemente è assimilata la massa umana incapace di comprendere l’inganno.
In realtà la frase citata non è di Schwab, ma quelle parole riassumono bene la diffusa visione cospirazionista che identifica nel WEF il “grande fratello” del terzo millennio. Qui, peraltro, diventano una sorta di manifesto programmatico, in perfetta coerenza con l’ispirazione complottista ostentata dal trio. Eppure, dietro quello spirito apparentemente militante, sembra nascondersi una rilettura ironica, quasi parodistica, del tema, in un contrasto che si fa strumento particolarmente efficace di denuncia. Ci aspettiamo grandi cose da una formazione con questa capacità di pensiero e non vediamo l’ora di raccontare tutte le storie, in parte già in cantiere, che verranno partorite dall’originalità visionaria di questi tre personaggi.
Gli Schwabs sono Federico Raviolo (voce e chitarra), Alessandro Moresco detto Jack (basso, sintetizzatori e voce) e Davide Comba (batteria), tre amici – già insieme due decenni fa circa negli Spleen – che non hanno mai smesso di credere nel potere della musica.
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