Nel mese di ottobre del 1993, sulle pagine del periodico pinerolese L’Eco Mese si parlava dei Weather, una band dalla vita breve che, però, convogliò al suo interno alcune delle personalità più interessanti e sui generis del panorama musicale locale di allora. “La musica come stile di vita”, titolava il giornale nell’articolo di Laura Guzzo, parlando del quartetto composto dalla cantautrice Bruna Palmero e dai musicisti Fabrizio Turina, Franco Rizzi e Paolo Rabito. A integrazione di quanto riportato allora sul mensile, e con la prospettiva degli oltre tre decenni che ci separano da quella storia, abbiamo raccolto la testimonianza di Turina, partendo dal curioso incontro che segnò il suo ingresso nella formazione.
“Verso la metà di dicembre del 1992 – ci racconta Fabrizio – finii in ospedale per una mononucleosi infettiva. Venni ricoverato d’urgenza, perché il dolore alla gola era diventato oramai insostenibile. Mi misero in isolamento (per non infettare altri degenti) nel reparto di neurologia, perché non c’erano altri posti letto disponibili. Giorni tristi, lunghi, in cui ero riuscito, però, a farmi portare dai miei genitori la mia chitarra classica, una Ferrarotti del 1956. In quei giorni suonavo sul letto, sempre collegato a flebo ed endovenose. Passavano sempre le stesse infermiere, finché una mattina, dopo la colazione, non avendo voglia di giocare a Donkey Kong con il Nintendo Game Watch, presi in mano la chitarra ed iniziai a strimpellare. Quella volta, però, il turno era cambiato e, al posto dell’infermiera c’era un infermiere. Era Franco Rizzi, un bravo ragazzo di Bitonto“.
Quell’incontro fu determinante: “La prima volta che mi vide – continua Turina – Rizzi guardò la chitarra, mi cambiò la flebo, mi fece l’iniezione e se ne andò girandosi ancora una volta prima di uscire dalla stanza. Il giorno dopo venni portato nel reparto al piano sottostante, sempre isolato, e il giorno successivo venne a trovarmi Franco, alla fine del suo turno in neurologia. Iniziammo a parlare di musica, per quanto potessi esprimermi, mi chiese se suonavo in qualche gruppo e se suonavo anche qualche altro strumento. Gli risposi che suonavo anche basso, pianoforte e un po’ di batteria. Lui mi raccontò che suonava da un po’ di tempo in un gruppo con altri due elementi: lui alla chitarra ritmica, Bruna Palmero voce e chitarra ritmica e solista e Paolo Rabito alla batteria“.
Il confronto tra Turina e Rizzi portò i due a frequentarsi, anche dopo le dimissioni di Fabrizio. “Dopo l’ospedale – ricorda Turina – iniziammo a frequentarci assiduamente e io diventai il bassista di questo gruppo che si sarebbe chiamato Weather, nato ufficialmente nel gennaio 1993. Bruna Palmero aveva già pronte diverse canzoni, sia in italiano che in inglese, che spaziavano dal rock al reggae. Con il mio ingresso nella band, io e lei iniziammo a collaborare strettamente: a volte lei scriveva i testi e io la musica, a volte il contrario. In questo modo riuscimmo a portare la nostra musica verso territori più rock/prog e psichedelici, soprattutto attraverso i suoni eccezionali e le melodie ricercate di Franco, impreziosite dai tocchi d’atmosfera della batteria di Paolo.
“In quel periodo io e Bruna ci vedemmo più spesso. Eravamo entrambi più liberi: io ero a casa in attesa di partire per il servizio militare, dopo essere stato dichiarato rivedibile, e non avevo ancora iniziato a lavorare. Franco, invece, era impegnato all’ospedale e Paolo faceva l’istruttore di scuola guida, quindi con loro ci si incontrava di meno al di fuori delle prove.
“Provavamo a Pinerolo, nel garage di Paolo, allestito con un minimo di strumentazione e una buona circuitazione, in grado di tenere il carico di assorbimento di amplificatori e microfoni. L’ambiente era freddo; a parte una piccola stufetta elettrica, il riscaldamento non c’era e faceva sempre molto freddo, estate e inverno.
“Occorsero pochi mesi per riuscire a mettere insieme una quantità di brani sufficiente per un’ora e mezza di concerto. Nell’estate del 1993 suonammo alla Fontana Ferruginosa di San Secondo di Pinerolo, con una grande affluenza di pubblico. Un bel concerto, una bella serata, durante la quale i miei occhi incontrarono, in mezzo a tanti, quelli orgogliosi di mio papà: sicuramente la più bella immagine nell’archivio dei miei ricordi.
“Dopo quel concerto – conclude Fabrizio – suonammo ancora insieme, ma Franco aveva finito il contratto come infermiere e chiese il trasferimento ad una struttura in Puglia, e io avevo un altro tipo di intento musicale: le mie canzoni avevano una matrice più rock/metal rispetto ai brani che suonavamo.
I Weather scomparvero così“.
Di Fabrizio Turina e della sua attuale attività musicale, ne abbiamo parlato alcuni mesi fa in un articolo dedicato (https://www.groovin.eu/2026/02/12/il-nuovo-album-dei-monkiss-e-larte-poliedrica-di-fabrizio-turina/). Per avere notizie sui suoi compagni di viaggio nei Weather, invece, potete seguire le loro pagine social cliccando su questi link: Bruna Palmero, Franco Rizzi, Paolo Rabito.
Di seguito, infine, vi riproponiamo la versione integrale dell’articolo originale datato 1993, con cui abbiamo aperto questo racconto e in cui si dava conto dell’ascesa della band. L’esperienza del quartetto, però, durò in effetti soltanto pochi mesi: i destini dei singoli presero il sopravvento, consegnando alla storia il nome dei Weather
Ones
L’Eco mese – OTTOBRE 1993 – 41
I WEATHER: DALL’HARD AL BLUES, DAL REGGAE AL RAP
LA MUSICA COME STILE DI VITA
di Laura Guzzo
La band pinerolese è di recente formazione, ma i quattro componenti vantano esperienze ultradecennali. Nei brani, che variano come la musica, attualità, ecologia e problemi sociali. «Ci divertiamo suonando».
I Weather di Pinerolo suonano di tutto, dall’hard rock al blues, dal reaggae al rap. Sebbene il gruppo sia di recente formazione, i componenti vantano esperienze ultradecennali. Paolo Rabito, il batterista, ha cominciato nell’80, con i Kroon, si è iscritto al Corelli l’anno seguente. Bruna Palmero, chitarrista e cantautrice della band, ha frequentato il Corelli e il Centro Jazz di Torino: nell’85 faceva parte del Teatro Reale insieme a Caudullo degli Africa United. Fabrizio Turina è stato il bassista dei Plastica nell’85, il chitarrista degli Psychiatry nell’89 e degli Escape nel ’91. I testi in italiano sono pezzi rap e reggae: «La nostra è una lingua che meglio si adatta a questo genere, mentre per il rock usiamo l’inglese, più congeniale per la musicalità».
I brani, come la musica, variano dai temi di attualità e di ecologia, a problemi a sfondo sociale, al mondo della musica. «Weather parla della bellezza della natura, – commentano – dei suoi mutevoli volti nei cambi di stagione. In Bad News (cattive notizie) si denunciano le gravi mancanze politiche del nostro governo». Il loro stile ricorda molto il rock degli anni ’70 dei Deep Purple, AcDc, Skorpions.
Nel loro repertorio non mancano canzoni rap come «Dai», «Parla della musica come stile di vita – spiega Bruna Palmero – come un momento di incontro e sano divertimento. Musica è sinonimo di creatività, di fantasia. Nella prima parte si descrive un mondo disordinato, privo di attrattive e di interessi, in cui i giovani trovano la felicità in sostanze stupefacenti, alcool o altro. Nella seconda invece, più autobiografica, comunico l’amore per la musica, per l’arte in genere. Si può essere felici o fuori di testa semplicemente rimanendo se stessi, cercando in noi stessi la voglia di vivere, di affrontare la vita con un pizzico di ironia».
Alla Fontana Ferruginosa di S. Secondo tra gli altri complessi c’erano anche loro, i Weather, che davanti a più di trecento spettatori paganti si sono esibiti con un repertorio di sei pezzi. «Noi ci divertiamo suonando e siamo soddisfatti se chi ci ascolta si rallegra con noi».

