📌 In breve: “Tempo liquido” è il nuovo EP del chitarrista pinerolese Mario Bellia, un lavoro su vinile che va controcorrente rispetto alle abitudini contemporanee dello streaming, per proporre un ritorno al formato fisico e alle sonorità hard rock, esplorando la natura fluida e preziosa del tempo.
Mario Bellia l’ha fatto di nuovo. In un’epoca dominata dalla musica liquida, in cui gli artisti tendono a sostituire i lavori compositi con uscite periodiche di singoli per nutrire gli algoritmi delle piattaforme, il piacere del contatto fisico e visivo con l’oggetto, integrato con quello dell’ascolto, è stato cancellato dalla fruizione estemporanea e volubile della codifica numerica. Eppure, con il primo quarto del ventunesimo secolo già consegnato alla Storia, il chitarrista pinerolese torna con della musica nuova e lo fa niente meno che con un vinile. Non rinuncia alle modalità di diffusione contemporanee come lo streaming, ma il suo nuovo EP “Tempo liquido” è prima di tutto un 12 pollici a 45 giri in PVC, con una bella copertina disegnata da Luca Storero e una stampa colorata. Verde acqua, come quell’acqua che sembra essere il filo conduttore metaforico di questo nuovo lavoro. Non solo, dunque, una pregevole opera musicale, ma anche un oggetto bello da guardare e tenere in mano, carico di un certo simbolismo, con quel fascino che storicamente è stato tra gli elementi determinanti per il successo del supporto.
Mario Bellia, dunque, se ne infischia delle mode e va controcorrente, privilegiando le prerogative tattili e tangibili del disco. Questo è il primo e più immediatamente percepibile elemento che tratteggia “Tempo liquido”, mini-album attraversato dalla peculiare concezione dello scorrere del tempo, nel parallelismo con la dinamicità dell’acqua (in un certo modo, già presente in “Forever” di qualche anno fa). Parafrasando la riflessione di Lucio Cassinelli, storica voce del nostro territorio, che torna qui a prestare la sua interpretazione alle composizioni di Bellia, vergando contemporaneamente il retro di copertina con le sue parole, il tempo non è l’inesorabile caduta della sabbia all’interno di una clessidra, ma un movimento fluido, presente, ricco di sostanza vitale in cui immergersi, con cui abbeverarsi, da non sprecare. Una risorsa fondamentale per la nostra esistenza che, qui, funge da sostrato metaforico richiamato anche dal titolo stesso e dall’iconografia della cover.
L’album è costituito da quattro tracce che rappresentano un sostanziale ritorno di Bellia alle sonorità hard rock dopo la parentesi psichedelica del precedente “Nebulosatarantola” e la natura multiforme del successivo “Profeti e Robot” (che però non era propriamente un suo album solista). Tuttavia, l’inclinazione alla psichedelia non è completamente scomparsa. La troviamo, infatti, ancora nascosta tra i riff di marca stoner di “Our Soul Song”, evidenziata soprattutto dalla vocalità di Cassinelli, il cui fare interpretativo possiede caratteri che rimandano direttamente alle origini del classic rock. La traccia d’apertura, dunque, sembra creare un collegamento con gli episodi discografici precedenti per rimarcare che questo lavoro non è una cesura ma una transizione, una porta aperta sulla storia musicale del suo autore. Complessivamente, però, è la commistione di influenze a tratteggiare la nuova incisione, dove timbri e armonie di ispirazione arena rock, molto evidenti soprattutto in “Truth on the Wall”, si alternano a melodie marcate, come avviene in “The Child You Were”, i cui motivi appaiono più vicini a certe interpretazioni new wave dei primi anni Ottanta. C’è posto poi anche per un inatteso brano strumentale di ancora più difficile inquadramento: “Time Gone By” abbandona le valvole saturate, acquisisce raffinatezze, cambia anche gli interpreti – qui, al posto di Kasko (Corrado Cedrone) e della sua energia da rocker, alla batteria spunta Daniele Bianciotto, musicista più vicino alle sonorità etniche e al jazz – e il tessuto armonico si fa punto d’appoggio per la tromba di Maurizio Dessì in un mutamento d’atmosfera assolutamente imprevedibile.
“Tempo liquido” esce a nome del solo Mario Bellia, ma i crediti ci raccontano di un lavoro collettivo. Se Mario ha scritto il testo di “The Child You Were” e le musiche di tutte le tracce, fondamentale è stato il contributo di Dhmaks – musicista greco e amico di Bellia, autore degli altri due testi – e del già citato Cassinelli, che ha elaborato tutto il materiale, creando le sue personalissime e variegate linee vocali. In aggiunta ai musicisti già citati, segnaliamo il duplice contributo di Andrea Fabbris che, oltre a suonare il basso, si è occupato anche delle registrazioni, insieme a Balistica, un altro personaggio che ha scritto pagine importanti della musica pinerolese. Oggi “Tempo liquido” è uscito su tutte le piattaforme di streaming, ma naturalmente il nostro consiglio non può che essere quello di ascoltarlo attraverso il mezzo per il quale è nato: la puntina del giradischi. Se volete procurarvi una copia del vinile, potete contattare Mario Bellia all’indirizzo nebulosatarantola2020@gmail.com, altrimenti qui di seguito vi proponiamo il link a Spotify.
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