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Ci siamo: Ferragosto è alle porte e anche quest’anno ci si appresta a buttare sulla griglia carne e verdure come se non ci fosse un domani. Per un’occasione così, poteva un portale come il nostro non firmare la vostra colonna sonora? Consapevoli che questo appuntamento ha forse perso l’originalità degli esordi, ci teniamo comunque a continuare a stilare la nostra playlist: per noi è un’occasione preziosa per fare il punto su tutte le uscite locali, cercando di non dimenticare nessuno.
Torna, dunque, la nostra compilation Spotify con il meglio della musica pinerolese degli ultimi mesi, l’accompagnamento perfetto per la giornata goliardica che vi aspetta domani. Come sempre, ci siamo imbattuti in una selezione estremamente variegata, che spazia dal cantautorato più intimo e tradizionale fino alle sonorità e ai generi più di tendenza.
A guidare questo percorso è una spiccata necessità di racconto. Si parte con la riflessione profonda di Blind Reverendo (Milan Rivoiro), che in “Rio Y Lloro” intreccia la psicologia della Gestalt e i rimandi simbolici dedicati al figlio per esplorare l’accettazione e la consapevolezza, sfumando i confini tra luce e ombra. Il singolo esce quasi in contemporanea con uno spettacolare album live dal titolo “Reven_ton” di cui sicuramente vi parleremo nelle prossime settimane. È una tensione etica ed emotiva che ritorniamo a respirare nell’impegno civile di Paolo Moreschi, la cui “Da che parte voglio stare” si propone come un canto di denuncia, una netta scelta di campo contro la follia dei conflitti e il silenzio complice dell’attualità. Un’attitudine critica che appartiene storicamente anche agli Africa Unite che, affiancati dai Circus Punk in “Colla a caldo” – estratto dal loro ultimo lavoro “Nero su nero” – analizzano con lucidità la perdita di confini tra vero e falso nell’universo mediatico contemporaneo.
Accanto alla denuncia sociale trova spazio una ricerca sonora capace di attingere a mondi lontani. The Rambling Postcards, con la partecipazione di Federica La Rosa, firmano con “Lookalike”, dal loro ultimo mini-album “Lawyers and Gyspsies”, una virata verso un blues caldo e sanguigno, abbandonando temporaneamente le consuete atmosfere cinematiche. Il brano è arricchito dalla presenza di due musicisti top come Paolo Gambino e Orlando Morici. Dalla California, pur mantenendo salde le sue radici locali, la storica ex voce dei Disco Inferno Veronika Coassolo sceglie invece di reinterpretare “Iron Sky” di Paolo Nutini, adagiando la sua voce su una trama drum and bass che restituisce il ritmo frenetico dei nostri giorni. Un contrasto netto rispetto alla delicatezza acustica di Beatrix Fable, che con “Ladies on the Moon” introduce suggestioni gotiche e nordiche, o al ritorno essenziale ed evocativo di Olmo ne “Il cielo il mare la terra”, singolo omonimo dell’album pubblicato nel 2025, il cui video è uscito nei primi mesi di quest’anno.
La dimensione del quotidiano e delle sue contraddizioni affiora con ironia e acume nelle narrazioni dei casiMisti che in “Senso di colpa”, trasformano i piccoli grovigli emotivi di tutti i giorni in parabole leggere e condivisibili. Plus del pezzo, il prestigioso featuring dell’organista Andrea Bozzetto. Di segno opposto è la freschezza sbarazzina delle Calliope (Federica Bracco e Francesca Pascal), che con “Rimettere a posto i pezzi” si confermano un punto di riferimento per il pop al femminile della Val Chisone, mentre i Jambalaya 37 sostengono la voce di Laura Russo in “Allegrotto”, un elegante incrocio tra armonie jazz e pulsioni R&B ed elettroniche.
La seconda metà di questo viaggio esplora la varietà dei linguaggi e delle generazioni. Dancre affronta il tema dell’identità e delle radici familiari nell’ambito di un country-pop melodico con “Sangue e scelta”, estratta dal suo ultimo lavoro “My Kind of Perfect”; mentre Holy M punta sulla linearità della classica canzone d’amore contemporanea con “Inutile follia”. Il rap trova una declinazione immediata nel nuovo singolo di Vibe (“Accendine un’altra”) e si fa denso e metaforico con Finix24: la sua “Primo Carnera” trasforma la figura del celebre pugile nel simbolo dell’artista esposto al centro del ring, chiamato a resistere alla pressione e all’invidia.
Non mancano le incursioni nella memoria e nel recupero delle forme classiche. Tony Cerrone attinge a un immaginario retrò anni ’40 e ’50 venato di eleganza italiana in “Serena dormirà”, estrapolata dal suo ultimo album “Zia Comerda”; mentre Silvio Acerbi recupera lo spirito dello chansonnier di provincia con il suo album “More di Gelso” – dal quale abbiamo estratto “Quando arriverai” – rievocando le atmosfere del grande cantautorato d’autore italiano. La componente strumentale trova una pausa di classe nello smooth jazz guidato dalla chitarra di Pierangelo Romano (“Ice Wine Song”), a cui risponde la ripartenza intima di Silvio Merlin, che in “Dai resta qui” struttura una ballad curata nei dettagli insieme ad alcuni dei migliori musicisti di zona: Paolo Gambino, Carlo Cannarozzo, Alessandra Turri e Lorenzo Prencipe.
A chiudere il cerchio sono le nuove evoluzioni stilistiche: da un lato la svolta trap di Pava con “New Way”, dall’altro la versatilità di Neekoshy, uscito nel corso dell’ultimo anno con una serie di singoli che sintetizzano un percorso variegato a cavallo tra rap, ragamuffin e dancehall. La nostra scelta per chiudere la playlist è caduta sulla più recente “Nel nome del figlio”.
