“Mondi paralleli” è il nuovo album del rapper Neekoshy, origini valchisonine ma da qualche tempo di stanza nella vicina Val Pellice. Il titolo sembra voler confermare che il mondo hip-hop, in tutte le sue innumerevoli declinazioni, rimane il terreno elettivo per una panoramica critica sulle storture della nostra società. Perché, a volte, raccontare la realtà significa anche dover varcare la soglia del Safarà, uscire dalle narrazioni edulcorate dei nostri tempi, da quelle analisi parziali che ottundono la nostra capacità analitica e ci invitano a volgere lo sguardo altrove. Come se prendere coscienza di ciò che accade attorno a noi volesse dire accedere a dimensioni, per l’appunto, parallele e rendersi conto che quelle storie non sono solo possibilità virtuali dalla labile consistenza dei sogni, ma una reale concretezza dalle conseguenze ineludibili.

Anche nell’ultimo lavoro di Neekoshy, dunque, non c’è spazio per l’esistenza superficiale. La necessità è quella di esprimere, senza riserva, un pensiero “contro”; di puntare il dito verso ciò che non funziona e che genera rabbia e risentimento. Se buona parte delle barre composte dal rapper sono infarcite di quelli che lui stesso chiama “messaggi misti” – ad espressione di un disagio generalizzato – particolarmente interessanti risultano invece le sue focalizzazioni su argomenti circoscritti. Come avviene in “Tre turni”, ad esempio, in cui si affronta il tema dello sfruttamento fisico e psicologico del lavoro, la nuova schiavitù dell’era capitalista. La fatica quotidiana diventa, così, il concime degli orti di qualcun altro, quei “soliti porci” che stanno sempre su un gradino più alto, mentre all’operaio rimangono solo i sogni e un’indispensabile determinazione alla sopravvivenza. Oppure come “Matricola 0019”, il pensiero di un carcerato, apparentemente destinato al patibolo, che tra le riflessioni sull’errore e sulle sue conseguenze pone anche la questione del degrado delle carceri, ben lontane oggi dai propositi educativi che ogni paese civile dovrebbe considerare e che, per altro, sono contemplati chiaramente anche dalla nostra carta costituzionale.
In mezzo a una decina di tracce dalla sonorità classica, in “Mondi paralleli” non mancano elementi distintivi da sottolineare. I ritmi in levare di “Hola” e “Troppo dirty”, ad esempio, palesano la predilezione storica di Neekoshy per la dancehall e il raggamuffin, mentre i frequenti arrangiamenti di chitarra – eseguiti dallo stesso rapper – , incastonati tra i beat elettronici, finiscono per infondere, a un ambito stilistico solitamente piuttosto ruvido, saltuarie sensazioni di raffinatezza. Non mancano poi il “pezzo goliardico”, concretizzato in “Son fico”, che rimarca l’autoreferenzialità tipica del genere; e un dittico amoroso, costituito da “La più bella” e “Non sbagliare mai”. Tre brani che, in qualche modo, provano a riequilibrare il lavoro con tematiche più leggere.
In conclusione facciamo menzione del nuovo duetto con Tito Sherpa, tra i nomi più acclamati del rap nostrano, sodalizio diventato ormai una piacevole abitudine per entrambi. In questa nuova performance – “Marijuana in provincia” – i due realizzano l’ennesimo inno alla cannabis, con un sonnacchioso down-tempo in levare, in cui gli effetti dell’erba si trasformano in “linfa vitale” per la sopravvivenza tra le lande intorpidite delle valli.
Per la realizzazione di “Mondi paralleli” risultano fondamentali alcuni contributi esterni, come quello del producer DanielDread – collaboratore di lunga data di Neekoshy e, qui, autore dei beat di alcune tracce – e del rapper EgoTropical, con cui Neekoshy duetta in “Hola”. Dell’album doveva fare parte anche il singolo “C’abbiamo provato”, che non compare però nella versione definitiva per motivi non palesemente esplicitati. Tuttavia, il brano è stato comunque realizzato e pubblicato sottoforma di videoclip sul canale ufficiale YouTube di Neekoshy. Noi ve lo riproponiamo qui di seguito, insieme all’album intero come appare su Spotify, per un ascolto completo e coerente, nel rispetto dell’idea originaria del suo autore.
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