SIAMO ESTATI – Callistenìa

“Siamo estati” è il più recente album del cantautore pinerolese Callistenìa, pubblicato lo scorso mese di febbraio. Il titolo, per espressa ammissione dell’autore, mette insieme i tempi verbali del presente e del passato per fissare la costruzione progressiva dell’oggi, necessariamente fondato su un percorso dalle origini più lontane. Attraverso un raffinato gioco di parole, poi, questo accostamento pone l’accento sulla solarità della stagione estiva, al cui calore e alla cui lucentezza l’autore paragona l’essenza stessa dell’esperienza umana. Malgrado queste premesse, però, il riferimento all’estate non ha niente a che vedere con la leggerezza o la superficialità normalmente connesse al periodo di svago vacanziero. Ce lo dice il tono di voce sempre un po’ malinconico di Callistenìa e il tenore aggrottato delle sue interpretazioni, ma anche il contenuto testuale delle canzoni stesse, che non di rado rispecchiano un mood riflessivo quando non addirittura umbratile.

callistenia siamo estati

Fin dalla prima traccia, infatti, invece di immergerci nella spensieratezza della stagione calda, Callistenìa ci parla di inverno e della sua inquietudine. Si tratta di un inverno dal tratto metaforico, che racconta una crisi, in cui i riferimenti toponomastici (Pinerolo, il Prà) ci lasciano il dubbio che si tratti di una storia autobiografica o comunque prossima all’autore. Le crisi relazionali sono al centro anche della successiva “Irene” e di “Gelare”, dove a essere glaciale è addirittura quel letto che, nell’immaginario iconografico comune, dovrebbe rappresentare il caldo rifugio preposto all’amore. Insomma, i riferimenti all’estate sono spesso e volentieri disattesi da una generale atmosfera dolce-amara e da uno sguardo turbato e ansioso.

Ci sono dunque evidenti discrepanze tra la leggerezza promessa dal titolo e un certo grigiore tematico che permea il clima complessivo dell’album. Scombinare i piani dichiarati, però, è una delle caratteristiche distintive dell’autorialità di Callistenìa. Peculiarità che lo rendono un cantautore tra i più enigmatici e meno incasellabili del nostro territorio. Già nel precedente “Non fare arrabbiare il diavolo“, infatti, giocava con titoli non di rado fuorvianti, rendendo indispensabili attenti interventi cognitivi in fase di ascolto. Parte del suo usus scribendi, inoltre, è un approccio contenutistico centrifugo, che mira a inondare la fruizione di flash atmosferici privi di apparenti connessioni esplicite. Pezzi di un puzzle più grande che esonda dai confini labili delle singole canzoni e che si completa solo quando si inserisce al posto giusto l’ultima tessera disponibile. Così, anche “Siamo estati” si rivela solo con “Fieno”, la canzone che conclude la tracklist, culmine di un viaggio a ritroso che, dall’inverno iniziale, passando per “L’ultimo giorno di sole a settembre”, giunge alla stagione calda, raccontata attraverso i suoi profumi più tipici.

Proprio in “Fieno”, infatti, si riscontra la più efficace chiave di lettura dell’intero lavoro. “Pestare merde in mezzo al prato insieme a te“, ripete più volte Callistenìa, sottolineando l’idea che gli elementi relazionali e sentimentali siano indispensabili per affrontare con più leggerezza gli ostacoli posti dalla quotidianità. Un pensiero rafforzato anche dalla specifica costruzione temporale dell’album, che pone al termine del viaggio questa rivelazione, come soluzione ai problemi enunciati in partenza. Ci dice come l’analisi e la comprensione di un momento critico necessitino di uno sguardo retrospettivo, che metta insieme ciò che siamo oggi e ciò che siamo stati. Uno sguardo che si riappropri dell’essenzialità primigenia, non viziata dalle pericolose derive routinarie della vita che si stratificano silenziosamente, adulterando le nostre esperienze. In questo senso, “Siamo estati”, più che una considerazione, potrebbe essere letto come un inconsueto imperativo alla prima persona plurale. Non una definizione perentoria ma un’esortazione a recuperare, e a mantenere il più a lungo possibile, gli elementi esplosivi di quel periodo dell’anno che spesso è allegoria della fase più dinamica della nostra vita.

La musica di Callistenìa mantiene anche in “Siamo estati” un impianto fondamentalmente acustico, vicino alle sue abitudini live, che lo vedono generalmente salire sul palco da solo, accompagnato soltanto dalla sua chitarra e dall’inseparabile giostra. Ma la bella produzione curata dal team degli studi La Factori di Riva di Pinerolo, che ruotano attorno alle figure di Attilio Riccardi e Kasko, grazie a sporadici inserti di batteria, suoni crunch e saltuari interventi di elettronica, pur nel rispetto di un irrinunciabile animo cantautoriale, sposta il sound complessivo verso territori indie che ben si sposano con lo stile visionario dell’autore.

I testi e le musiche sono di Callistenìa, ma hanno fornito il proprio contributo fondamentale anche altri personaggi noti della scena musicale pinerolese e torinese, alcuni dei quali già da qualche anno collaborano assiduamente con il cantautore. Oltre ai già citati Riccardi e Kasko, annoveriamo nella line-up di questo album anche Marco Farcito, Paolo Moreschi, Federica Varetto, Stefano Milanesio e la formazione dei Moondrift.

Di seguito, il collegamento a Spotify per ascoltare “Siamo estati” nella versione integrale.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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