NESSUNO – Skamarcio

Si chiama “Nessuno”, ma dentro ci sono tutti. L’ultima fatica degli Skamarcio costruisce il suo senso proprio sui contrasti tra i titoli: quelli delle tracce – nomi propri che rimandano ora a soggetti reali, ora a personaggi di finzione – e quello generale dell’album, negazione in cui quegli stessi nomi si dissolvono, azzerandosi completamente. Un processo analogo a quello dei colori che si annullano nel bianco, apparentemente privo di tonalità, eppure espressione sincronica dell’intera gamma cromatica. È qui che si materializza uno dei principali nuclei semantici dell’opera. Sette canzoni che appaiono come storie personali, individuali, in cui, però, chiunque si può rispecchiare. Come se alla fine non si cantasse di “nessuno” in particolare, ma di un generico soggetto collettivo di cui tutti facciamo parte. La figura antropomorfa che campeggia nel découpage della copertina, con un vinile al posto del volto, diventa così l’iperonimo simbolico delle singole vicende, l’allegoria della musica che si fa portavoce di pensieri e istanti personali, trasfigurati in universali culturali.

nessuno skamarcio cover

Gli Skamarcio rappresentano la continuità con quella radicata tradizione pinerolese che affonda le origini nei ritmi in levare. Più che ska in senso stretto, come suggerirebbe il loro nome, la loro principale inclinazione risiede nel rocksteady, o in un certo pop-rock cui piace sottolineare certi accenti, o che non riesce a soffocarne la tentazione. Senza ricercare il posizionamento ideologico o lo spirito combat di molti altri loro omologhi, per gli Skamarcio il levare si fa mero contorno di uno specifico modo di fare canzone, un po’ alla Bluebeaters o alla Mr. T-Bone, per intenderci.

Gli Skamarcio accolgono nel loro universo sonoro una certa leggerezza pop. Le loro canzoni parlano di sentimenti e di festa, di viaggi, di sogni e delusioni. Lo fanno con una buona dose di ironia dolceamara, che si sposa perfettamente con il sostrato ritmico giamaicano, da sempre connotato da una certa aura di divertimento e liberazione fisico-spirituale. In filigrana, si intravede la necessità di ricercare leggerezza, come una sorta di contrappeso per le frustrazioni, più o meno profonde, che quotidianamente ci attraversano la strada. Il tutto, marchiato da un certo esistenzialismo generazionale, con quel soffuso senso di inquietudine, tipico di chi, lasciate indietro le levità dei vent’anni, affronta i disinganni dell’età adulta, attivando una maturità che, però, non vuole perdere l’innocenza primigenia.

“Nessuno”, dunque, è un album che avrebbe tutti i crismi del concept. Di fatto, però, non lo è. Quella dei titoli è una connessione solo apparente. Soltanto alcuni di essi, infatti, nascono insieme alle canzoni. Pochi sono i brani che si rifanno specificatamente al personaggio eponimo. È il caso di “Riccardo”, inno ironico – e anche un po’ autobiografico – allo Scamarcio reale, l’attore che ha ispirato il nome stesso della band. Oppure “Robin”, in cui il rimando a Robin Hood trasforma lo stereotipo del ladro buono, che ruba ai ricchi per ridistribuire ai poveri, nell’immagine romantica dell’amante abbandonato, che tenta di riprendersi il cuore dell’amata. Buona parte degli altri titoli, invece, sono arrivati dopo la stesura delle canzoni, come conseguenza di un’idea trasversale maturata a posteriori. Utilizzare nomi propri per i titoli, anche laddove non fosse l’intenzione originaria, è apparsa subito come un’interessante opportunità per connettere, almeno in superficie, i vari episodi della scaletta. Diventa, così, un bel gioco cercare di indovinare le allusioni disseminate nel testo e comprenderne i collegamenti, spesso allegorici e dettati da corrispondenze del tutto arbitrarie e quindi difficili da identificare. Così come accade in “Bart” (avrà a che fare con il ragazzaccio ribelle dei Simpson?), “Julianne” (unica traccia in inglese) e “Kogoro”. Anche se, in quest’ultimo caso, è inequivocabile il riferimento all’omonimo personaggio, contraddittorio ma dalla complessità molto umana, del manga “Detective Conan”.

skamarcio valletti baruzzo caccavone lerda scarrico

Dei due pezzi trainanti dell’album, usciti nel 2024 anche come singoli, ci siamo invece fatti raccontare qualcosa direttamente dalla band. Così, si scopre che “Jarno” ha a che fare con l’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli, noto per la sua carriera lunga ma arida di successi (256 Gran Premi disputati, una sola vittoria a Montecarlo nel 2004), diventando, nell’immaginario degli Skamarcio, il simbolo del “nervosismo esistenziale di chi gira a vuoto senza mai concludere niente“. E poi c’è “Massimo”, sicuramente la traccia più riuscita, anche per la specifica struttura armonica e le linee melodiche che la rendono particolarmente accattivante. Parla di musica, di ciò che riesce a trasmettere, soprattutto nell’esperienza del live, dove si materializzano intensi interscambi emotivi tra chi sta sul palco e chi ascolta. Chi meglio poteva incarnare il simbolo di questo potere intrinseco delle note se non Massimo Manavella – il Massimo del titolo – gestore del vicino rifugio Selleries? Da circa vent’anni, il rifugio situato nel cuore del Parco Orsiera Rocciavré è ciclico catalizzatore di profondi momenti di festa musicale in alta montagna, in cui gli Skamarcio – anche saltuariamente combinati all’interno di altri ensemble – hanno sempre giocato un ruolo di primissimo piano.

Ciò che rimane dopo l’ascolto di “Nessuno, dunque, è l’impressione di un lavoro sincero, che si muove con intelligenza tra i meandri di un mood disincantato. Un’opera, per altro, molto curata, composta ed eseguita in modo pregevole. Sappiamo che la sua realizzazione ha richiesto alcuni anni di impegno. Ci sono brani più recenti, mentre altri appartengono a un tempo più distante. Questo non può che riflettere le trasformazioni – personali, artistiche, forse anche esistenziali – dei cinque. Ed è proprio qui che si annida il filo rosso di “Nessuno”. Nella scelta di poche e precise figure prototipiche, che in questo contesto acquisiscono valore paradigmatico, gli Skamarcio costruiscono piccole allegorie degli affanni e della stabilità precaria della vita. Al contempo, però, grazie a un tono sornione e a cadenze scanzonate, forniscono anche una ghiotta occasione per ballarci sopra.

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Gli Skamarcio sono

Francesco Valletti: chitarra e voce

Umberto Baruzzo: tastiere

Alessio Lerda: basso

Ettore Scarrico: tromba

Andrea Caccavone: batteria

Special Guest: Elena Belforte, voce in “Massimo”

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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