L’edizione 2026 si terrà a fine novembre, ma noi siamo già in piena fibrillazione. “Musica in Prossimità” è un festival entusiasmante soprattutto per quella sua capacità di spostare sempre più in alto e in avanti l’asticella dell’esplorazione artistica. Se c’è una regola che l’organizzazione segue per scegliere gli artisti, infatti, è quella di non avere regole, se non quella di superare la rigidità delle convenzioni, di scardinare le abitudini e di portarci verso territori inesplorati attraverso percorsi analitici completamente fuori dagli schemi. Nelle passate edizioni, abbiamo avuto in cartellone roster multiformi che toccavano senza pregiudizi ogni ambito della produzione musicale, purché possedesse l’immanente gene della visionarietà. Così, insieme a compositori d’avanguardia del passato e nuove tendenze, abbiamo potuto apprezzare anche rapper, etnomusicologi, progressive estremo, strumenti preparati, musica elettronica e contaminazioni di ogni tipo. Insomma, un complesso universo di sperimentatori, il cui approccio è quello di osservare la musica da prospettive sempre nuove e inconsuete.
In ossequio a questa filosofia, anche quest’anno la tre giorni curata dal Quartetto Maurice porterà a Pinerolo i percorsi creativi di artisti unici nel loro genere. Come si legge sul comunicato della kermesse, il programma “spazia dalla visionaria vocalità del XV secolo agli omaggi ai grandi compositori del Novecento, senza rinunciare a uno sguardo sulle proposte più interessanti della scena emergente: dal focus monografico dedicato al promettente Brendan Champeaux, all’urgenza espressiva di L’Beel, fino alle sperimentazioni noise di Klein“. E se la musica di questi artisti, le loro strade compositive e le scelte esecutive vi potranno sembrare alquanto stravaganti, vi assicuriamo invece che i loro studi sono mossi dall’estrema consapevolezza di quanto la musica non abbia per niente esaurito le sue potenzialità espressive e di come sia quindi assolutamente possibile, in questo ambito, superare il già detto e il già sentito dei nostri tempi attraverso l’assunzione di punti di vista inaspettati.
In questo articolo, proviamo ad anticiparvi il contenuto del festival di quest’anno, consci dell’impossibilità di rendere completamente a parole il fascino di un evento che ha anche nell’imprevedibilità uno dei suoi punti di forza.
Musica in Prossimità 2026: la prima serata con Champeaux, Ensemble Cairn e Chiara Percivati
L’evento principale della prima serata, previsto per le 21 presso la Sala Italo Tajo di Via San Giuseppe, sarà dedicato al compositore Brendan Champeaux e vedrà protagonista l’Ensemble Cairn. La formazione francese, composta da circa dodici elementi, si distingue per l’apertura a svariate forme estetiche e pratiche artistiche, concependo l’esecuzione come un percorso interiore in cui lo spettatore è invitato a instaurare un rapporto intimo e sensibile con la materia sonora. L’ensemble eseguirà una selezione di opere di Champeaux, la cui filosofia si sposa alla perfezione con questo approccio. Per Champeaux il suono è un’esperienza d’ascolto fisica che esplora le relazioni tra materia acustica, forma musicale e architettura dello spazio, ricercando contesti in cui la diffusione e la collocazione delle sorgenti sonore assumano un preciso valore espressivo. La sua ricerca, che spazia dalla musica acustica a quella elettronica e che invita a esplorare il suono come un enigma fatto di codici, risonanze e tracce da decifrare, si intreccerà per l’occasione con “Music for Piano with Amplified Sonorous Vessels” di Alvin Lucier, la cui ricerca sulla propagazione del suono ha ispirato “Away”, dello stesso Champeaux: qui i suoni del pianoforte giocheranno con le risonanze ottenute da vasi posti nelle vicinanze che, amplificate, creeranno elaborati modelli di interferenza.
In apertura di serata sarà possibile ascoltare “Byword”, composizione del musicista francese per 12 clarinetti, al centro di una residenza artistica che ha riunito giovani musicisti in un percorso di preparazione e approfondimento sul repertorio contemporaneo. La masterclass è guidata dallo stesso Ensemble Cairn e dalla clarinettista Chiara Percivati, che rappresenta la quota pinerolese di questa edizione. Percivati, classe 1986, diplomata al Conservatorio di Torino e specializzata con lode al Conservatorio di Milano, attualmente dottoranda presso l’Orpheus Instituut e l’Università di Anversa, ha ben presto iniziato a coltivare un interesse specifico per le potenzialità sonore del clarinetto, in particolare del clarinetto basso. Nel corso degli ultimi vent’anni ha indirizzato i suoi studi verso l’esplorazione, la messa in discussione e l’ampliamento della relazione tra esecutore e strumento, in un percorso incentrato prevalentemente sulla ricerca sonora e timbrica. La sua evoluzione è andata così snodandosi all’interno di sperimentazioni che hanno a che fare con la preparazione e l'”aumento” delle possibilità acustiche del clarinetto: “preparazioni analogiche” insieme all’applicazione di componenti elettronici e digitali hanno iniziato ad allargare il novero timbrico dello strumento, indagato in qualità di mezzo monofonico anche nelle sue virtualità “multifoniche”. Insomma, un approccio che ben si sposa con la ricerca avanguardistica del festival. L’esibizione si concluderà con un altro brano di Champeaux, “Poem Code” – per clarinetto basso, fisarmonica microtonale XAMP, percussioni, chitarra elettrica – scritto per l’Ensemble nel 2023.
Musica in Prossimità 2026: la seconda giornata con Peter Ablinger, Cantica Symphonia e L’Beel
Il programma del sabato sarà un viaggio lungo sette secoli e ci farà scoprire come l’avanguardia e l’innovazione non siano concetti necessariamente applicabili solo alla contemporaneità. La giornata si aprirà negli spazi dell’Istituto Corelli con un workshop – curato da Luis Perez-Magaña di Ensemble Cairn – sulla XAMP, la fisarmonica microtonale nata nel 2015 dalla ricerca dei musicisti francesi Jean-Étienne Sotty e Fanny Vicens, in dialogo con il costruttore Philippe Imbert. La XAMP amplia le possibilità melodico-armoniche della fisarmonica, consentendo di suonare anche i microtoni – intervalli più piccoli di un semitono – aprendo, così, a una più ampia varietà di sfumature sonore.
Alle 18, presso i suggestivi spazi della sala Italo Tajo, prenderanno il via le performance con l’opera del compositore Peter Ablinger. Ad aprire i concerti sarà la pianista Ana Ostojić, alle prese con una selezione dalla geniale serie “Voices and Piano”. Si tratta di partiture realizzate a partire da voci registrate di personaggi celebri, analizzate nelle loro componenti acustiche con strumenti informatici, con l’obiettivo di tradurne in musica le variazioni di intonazione e le sfumature timbriche. Le partiture vengono poi eseguite al pianoforte contemporaneamente alle registrazioni originali. Per “Musica in Prossimità”, Ostojić suonerà le voci di Pier Paolo Pasolini, Billie Holiday, Madre Teresa e altri. A seguire, Sylvain Lemêtre dell’Ensemble Cairn eseguirà “Weiss / Weisslich 31e”, sempre di Ablinger.
A chiudere la prima parte, Cantica Symphonia celebrerà i suoi trent’anni di attività con un programma dedicato al compositore franco-fiammingo Guillaume Dufay, tra i maggiori protagonisti della scena europea del Quattrocento e figura chiave del passaggio dalla tradizione dell’Ars nova alla stagione rinascimentale. L’ensemble, considerato una delle formazioni italiane più autorevoli nell’interpretazione della polifonia medievale e rinascimentale, eseguirà una selezione di mottetti di Dufay. Tra i più grandi innovatori del suo tempo, il compositore sviluppò complesse architetture polifoniche, adottando talvolta approcci basati sull’impiego di strutture isoritmiche e proporzioni matematiche.
Per la chiusura del programma del sabato, ci si dovrà spostare presso il Teatro del Lavoro di Via Chiappero 12, sul cui palco salirà l’artista ispano-marocchina L’Beel, che conferma l’apertura del festival ai linguaggi più originali e innovativi della popular music. Nella musica di L’Beel si mescolano l’eredità marocchina e i riferimenti alla cultura araba con i ritmi urban e il flamenco della scena contemporanea barcellonese. Gli organizzatori raccontano di una voce che “attraversa una scrittura segnata da amore, desiderio e perdita, passando con disinvoltura da un’intimità sommessa a un’intensità cruda”. Si instaura così un dialogo intenso tra la componente etnica e le sonorità contemporanee, in un interscambio continuo che dà vita a un linguaggio fortemente personale.
Musica in Prossimità 2026: la giornata conclusiva con Klein, Morton Feldman e l’omaggio a Giuseppe Chiari
L’ultima giornata del festival si apre con un laboratorio curato da Chiara Saccone e Deborah Walker e dedicato ai “Metodi per suonare” di Giuseppe Chiari, partiture verbali e grafiche composte dall’artista tra gli anni Sessanta e Settanta. Come promette il comunicato stampa dell’organizzazione, “attraverso la lettura condivisa delle partiture e il confronto collettivo, il laboratorio invita a ripensare l’atto del suonare come un processo creativo aperto, che coinvolge strumenti, oggetti, luoghi e azioni e si rinnova attraverso chi lo interpreta”. L’attività si terrà presso l’Istituto Corelli ed è aperta a un massimo di 30 partecipanti dai 16 anni in su, anche senza competenze musicali pregresse. Il workshop inizierà alle 11 e prevede un concerto di restituzione alle ore 16.
Dalle 18, presso la Sala Italo Tajo, si terrà la prima delle ultime due performance del festival. Ad aprire sarà Klein, artista e musicista londinese di origini nigeriane, la cui ricerca attraversa generi come hip-hop, noise e ambient, con una predilezione per la manipolazione sonora del materiale musicale nella realizzazione di atmosfere ora diafane e rarefatte, ora abrasive e disturbanti. Si tratta di un linguaggio difficilmente classificabile che unisce musica, voce e gestualità in intrecci che spesso assumono una dimensione fisica e teatrale dai contorni sfumati. Attraverso accostamenti sonori inattesi e continue trasformazioni, Klein esplora temi come l’identità, la sorveglianza e il rapporto con lo spazio urbano. Un percorso artistico che, negli ultimi anni, ha trovato riconoscimento sia nella scena indipendente e underground sia presso importanti istituzioni internazionali.
A chiudere il festival sarà un omaggio a Morton Feldman, nel centenario della nascita, con “Three Voices”, composizione per voce dal vivo e due registrazioni della stessa voce, scritta in omaggio ai suoi amici Philip Guston e Frank O’Hara e dedicata alla cantante e compositrice Joan La Barbara. L’opera costruisce una trama polifonica attraverso la sovrapposizione delle tre parti vocali, dando vita a un’esperienza d’ascolto caratterizzata da dissonanze sospese e da una particolare percezione del tempo, elemento centrale nella ricerca del compositore americano. A interpretarla sarà Kristia Michael, cantante, compositrice e sound artist cipriota, attiva tra musica contemporanea, repertori antichi e sperimentazione vocale, che si esibirà al Teatro del Lavoro dalle 19.30.
Di seguito il programma ufficiale del festival, con programmi, orari e informazioni di contatto.
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Programma
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