L’idea di questo blog è nata durante la preparazione di un esame universitario di Linguistica Generale. I contenuti presentati non hanno la pretesa di validità accademica, ma vogliono essere uno spunto di confronto per tutti coloro che stanno approcciando la materia e credono che parlarne e discuterne sia un modo per migliorare l’apprendimento.
Uno degli scogli più ostici per gli studenti di Linguistica Generale è indubbiamente rappresentato dalle trascrizioni fonetiche. L’alfabeto IPA mira a tradurre graficamente tutte le possibili articolazioni dei suoni che l’apparato di fonazione umano è in grado di realizzare. Per le esercitazioni di trascrizione, in particolar modo per quanto riguarda la lingua italiana, esiste un sito Internet piuttosto interessante che si trova all’indirizzo ipafonetica.it. Come si legge nella presentazione del sito, “l’applicazione è il prodotto finale della dissertazione di tesi magistrale in Sociolinguistica dal titolo Sviluppo di un’applicazione per la trascrizione fonetica automatica dell’italiano standard“, realizzata da Giovanni Pedroncelli presso l’Università Telematica Guglielmo Marconi di Roma, relatore Prof. Luca Alfieri.
Ipafonetica si è dimostrato un eccellente strumento di addestramento per chiunque si sia trovato nella necessità di preparare un esame sulla materia. Ne consiglio, per tanto, l’utilizzo intensivo. Ma suggerisco anche di attivare un certo spirito critico perché, pur nella sua eccellenza, non è però risultato esente da errori. L’autore avverte di alcune difficoltà legate soprattutto all’accentazione delle parole, per superare le quali dovrebbe essere sufficiente indicare graficamente l’accento, anche laddove non richiesto specificatamente dall’ortografia dell’italiano. Saltuariamente, però, si riscontrano alcuni piccoli difetti che, in una materia già così articolata e regolata da norme di difficile memorizzazione, rischiano di confondere ancora di più le idee di chi, volente o nolente, vi si avvicina.
È mia intenzione raccogliere qui qualche riflessione in merito, con la possibilità di arricchire ulteriormente, nel corso del tempo, l’elenco di eventuali discrepanze tra i risultati restituiti dall’applicazione e le norme che regolano la trascrizione dell’italiano, aprendo la discussione a chiunque si imbatta in questi contenuti e che abbia dubbi o idee differenti da quelle da me esposte.
In particolare, ho riscontrato i seguenti punti di attenzione:
- La consonante nasale palatale [ɲ], corrispondente di norma al digramma <gn>, viene trascritta dal sito Ipafonetica con il carattere [ɳ], corrispondente alla consonante nasale retroflessa, che in italiano standard non esiste, anche se talvolta occorre in alcune inflessioni regionali, in particolare nel siciliano, quale variante libera della nasale [n];
- Considerando che le occlusive velari, sia la sorda [k], sia la sonora [g], tendono a palatalizzarsi se seguite da approssimante [j] – come, ad esempio, in <chiedere> o <ghiaia> – la loro trascrizione corretta sarebbe quella allofonica delle occlusive palatali, la sorda [c] e la sonora [ɟ]. Il sito Ipafonetica trascrive i due lemmi sopra citati con [‘kjɛ:de.re] e [‘gja:ja], mentre sarebbe più corretto trascriverle come [‘cjɛ:de.re] e [‘ɟja:ja].
Vi invito a commentare questo articolo, esprimendo dubbi e formulando precisazioni, domande e critiche in merito a quanto da me postulato. A questo indirizzo, invece, trovate la pagina dedicata ai miei articoli di Linguistica Generale: https://groovin.eu/linguistica-generale/
