THOSE ABOUT TO PROG WE SALUTE YOU – Oh No It’s Prog!

Era il 2020 quando, nel variopinto microcosmo della musica pinerolese, faceva la sua comparsa l’album “Oh No It’s Prog!“, disco d’esordio del chitarrista e compositore Gianni Nicola. Il titolo rivelava contemporaneamente le origini della sua ispirazione, ben piantate nel rock progressivo, e la consapevolezza dell’alone elitario che il genere si portava dietro ormai da decenni. Eppure, Nicola non scese a compromessi e, in piena coerenza con la propria idea artistica, realizzava un disco molto raffinato, di estrema qualità, portando al servizio della sua scrittura una serie di musicisti eccellenti, interpreti perfetti delle sue intenzioni compositive che, come il prog da sempre concede, viaggiavano sulle onde di una totale libertà espressiva.

Nel 2024, Gianni recupera il titolo di quell’album – per altro, connesso all’omonima pagina Facebook di stampo divulgativo, che da tempo cura per diffondere contenuti attinenti al genere – e lo trasforma nel nome del progetto stesso. Nel rinunciare al proprio nome in copertina, egli indirizza l’attenzione verso la musica in se stessa, sottolineandone così la natura collettiva, in cui fondamentali risultano proprio gli apporti dei musicisti che collaborano con lui. Esito di questa metamorfosi, che evidentemente non è solo formale, è il CD pubblicato alcuni mesi fa dal titolo “Those About To Prog We Salute You”. Si tratta di una citazione che parafrasa il noto saluto gladiatorio dell’antica Roma e rappresenta un doppio omaggio a due mostri sacri del rock internazionale: da un lato gli AC/DC e il loro album quasi omonimo del 1981 “For Those About To Rock (We Salute You)”; dall’altro l’esordio discografico (1969) dei Colosseum, che traduceva anch’esso, sebbene più letteralmente, l’ossequioso “morituri te salutant”.

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A ben vedere, però, in questo disco non c’è nulla di riconducibile all’hard rock della band australiana e niente, se non un generico riferimento di genere, nemmeno dei pionieri del jazz-rock britannico. La musica targata Oh No It’s Prog!, come detto, rientra nell’alveo dei tratti progressivi, ma ne incarna una precisa visione, incanalata nel filone raffinato e algido delle interpretazioni “post”. Quello che trae le sue linee costitutive dalle contaminazioni pop degli anni Ottanta di IQ e Marillion e che si consolida con la ricercatezza melodica di formazioni da terzo millennio come Big Big Train, Perfect Beings o Flower Kings. Con un approccio da songwriter, Nicola dà vita a un’opera patinata ed elegante, in cui l’ispirazione principale – se vogliamo usare parametri di riferimento classici – sembrano essere i Genesis e lo specifico gusto di Tony Banks. Un’impressione probabilmente indotta dalla personalità debordante di Paolo Gambino, le cui sezioni di tastiera – curiosamente, per un disco di un chitarrista – risultano, in definitiva, il vero centro focale delle partiture.

Oltre a un lavoro di composizione e arrangiamento davvero sopraffino, piuttosto rimarchevoli sono anche le scelte contenutistiche dei testi, davvero mai lasciati al caso ed elaborati seguendo intuizioni originali, talvolta ironiche, sempre di spessore. Si veda “Julian and The Spider”, che accosta le vicende di Julian Assange, attivista australiano creatore di WikiLeaks, a quelle del mito greco di Aracne, fanciulla trasformata in ragno come punizione per aver svelato le malefatte degli dei. Li accomuna un destino da reietti, che il desiderio di smascherare le trame oscure del potere ha riservato loro. Oppure “Still”, tra i brani più vecchi del CD, che traduce il turbamento del silenzio immoto osservato durante il lockdown e ne fa occasione per un’indagine introspettiva. “Il brano – racconta Gianni – è una presa di consapevolezza di un’immobilità che porta alla luce il nostro disagio interiore e ci costringe a guardarlo in faccia“.

Se queste sono tracce da cui emerge una certa inclinazione di Nicola per la forma-canzone, confermata anche dalla delicata chiosa di “The Curtain Call”, gli altri episodi del CD fanno, invece, esplodere in tutto il loro potenziale la reale attitudine progressiva dell’autore. La title track, ad esempio, si prende gioco – “con affetto“, ci tiene a precisare Gianni – dei più scontati cliché del genere, “come i tempi dispari, gli accordi poco comuni, la teatralità dei frontmen e i testi fatti con elaborati giochi di parole“. Una sorta di velata critica all’autoreferenzialità del mondo prog, costruita attraverso il contrasto marcato tra strofe in 5/4, dall’armonia e dagli spunti contrappuntistici complessi, e lo stridente chorus ipermelodico, ritmicamente dritto e senza soprese. Dopo l’inizio morbido, dunque, il disco ci proietta senza preavviso in medias res, con questa terza traccia il cui apogeo sono gli spettacolari due minuti finali, dove le evoluzioni solistiche del synth di Gambino volano su un tappeto “simil-mellotron” dal vago sapore retrò. Un discorso analogo potrebbe, poi, valere anche per “Disappear”, il brano più “genesisiano” di tutto “Those About To Prog…”, in cui si possono sentire in modo molto marcato “le influenze Banksiane di Gambino“. In esso si riflette la tematica analitica del desiderio di sparire da un mondo a cui, spesso, non ci si sente più di appartenere.

In un disco prog, poi, non può mancare la suite. “The Other Side Of The Bed” racconta, lungo tre movimenti e per una durata di circa quattordici minuti, una storia sentimentale personale, nella quale convergono un po’ tutte le influenze dell’universo Oh No It’s Prog! Nella magistrale evoluzione musical-narrativa di questa piccola sinfonia pop, l’andamento melodico, sempre molto ben piantato nelle abitudini neoprogressive, si fa carico però di numerose suggestioni classicheggianti. Come l’ipnotica introduzione dal sapore “pinkfloydiano” (“Pigs”?), sotto cui le chitarre muovono l’armonia richiamando, invece, la mano di Steve Lukather. O tutta quella seconda parte in cui le progressioni armoniche alla Neal Morse si intersecano con lo scanzonato incedere ritmico che rimanda ai Beatles di “Got To Get You Into My Life”.

L’episodio più intrigante dell’intero album, però, è quello della “Setta degli Stendibiancheria”. “The Horse Clothes Sect” ammalia certamente per le sue atmosfere cupe, per il respiro psichedelico, per quel riff di sintetizzatore che si muove sulle basse frequenze e ti entra nelle ossa, per la sua scansione ritmica talmente tirata indietro da enfatizzare all’estremo l’inquietudine del suo mood. E anche per la tessitura dei suoi arrangiamenti, apparentemente scarna ma estremamente raffinata nella complessità dei suoi intrecci. Ma è intrigante anche e soprattutto per l’ironico contenuto testuale. Nato da un’idea di Arianna, la figlia di Gianni, e ispirato alla fantascienza umoristica di “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, il brano racconta di una misteriosa setta aliena, mescolata anonimamente agli esseri umani, dedita al culto del Sole come unico elemento in grado di garantire una perfetta asciugatura naturale al bucato. Una setta che si batte senza esclusione di colpi contro la “Congrega“, un mucchio di selvaggi che preferiscono l’asciugatrice al Sole. In questa storia surreale si legge un messaggio allegorico, un divertente monito che invita al recupero delle antiche connessioni con la natura, indebolite quando non addirittura interrotte dall’ormai insostenibile pervasività delle tecnologie. Curiosità da segnalare: la cantilena infantile iniziale, versione inglese di “Giro giro tondo”, è un omaggio al telefilm “Zaffiro e Acciaio”, cult della fantascienza televisiva anni Ottanta, che narrava le avventure dei due protagonisti eponimi. Zaffiro e Acciaio erano due inquietanti agenti, incaricati di preservare l’ordine del succedersi naturale degli eventi dalle incursioni malevole del Tempo, forza oscura che irrompeva nella realtà attraverso le falle del suo scorrere, sottraendo elementi o modificandone i dettagli. Se non conoscete la serie, su YouTube trovate tutti gli episodi cliccando qui. Produzione economica che inevitabilmente porta i segni dell’età, ma che non ha perso una certa capacità di trasmettere un coinvolgente senso di angoscia.

“Those About To Prog…” è dunque un lavoro estremamente accurato, da tutti i punti di vista. Un disco di idee elaborate, di arrangiamenti di alto livello, di esecuzioni eccellenti. In tutto questo, c’è sicuramente la scintilla creativa del suo ideatore, ma indubbiamente i musicisti di grande valore di cui ha saputo attorniarsi hanno offerto un contributo determinante. Non solo Paolo Gambino, di cui abbiamo già ampiamente tessuto le lodi. E non solo, ovviamente, lo stesso Gianni Nicola, che ha eseguito tutte le parti di chitarra. Nella squadra, rimasta sostanzialmente invariata rispetto al disco precedente, annoveriamo la voce di Alessandra Turri, interprete intensa ed eclettica, che ancora una volta riesce a dimostrare il motivo per cui oggi è una delle voci femminili più richieste e apprezzate del Pinerolese. Ma tutto questo non sarebbe possibile senza il fondamentale sostegno ritmico di Luca Pisu al basso ed Emanuele Bosco alla batteria, versatili strumentisti dalla lunga militanza in contesti di alto profilo.

Un ultimo consiglio: avvicinatevi a questo disco attraverso strumenti d’ascolto che consentano un’immersione totale nella musica. Un paio di buone cuffie, per esempio. La stratificazione degli arrangiamenti, così minuziosamente realizzati, sta tra i suoi plus assoluti e una fruizione disattenta e poco coinvolta vi negherebbe la possibilità di coglierne appieno tutte le innumerevoli sfumature, che invece meritano di essere completamente assimilate.

“For Those About To Prog…” è disponibile soltanto in CD ed è acquistabile contattando l’autore sulla sua pagina Facebook. Ma se volete farvi un’idea dei lidi lambiti da questa musica, trovate qualche frammento del nuovo e del vecchio disco sul suo canale YouTube.

Ones

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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