CTRL – Narratore Urbano

Dopo le prove convincenti di “Fine delle trasmissioni” (2019) e dell’ambizioso “Post” (2021), verso la fine del 2023 Narratore Urbano pubblica “CTRL”, un album che per il cantautore cumianese rappresenta una netta svolta stilistica. Rispetto agli esordi, a cavallo tra cantautorato indie e conscious rap, qui alza toni e volumi, sporcando e saturando i suoni, come a voler rimarcare anche nell’aggressività della forma quella rabbia sociale che da sempre ne contraddistingue i contenuti. C’è sempre meno spazio per delicatezze acustiche e si entra decisi in territorio crossover. Il rap rimane la base di partenza di scrittura e interpretazione vocale, ma il ventaglio delle influenze si apre, assorbendo stilemi dall’elettronica, dal post-grunge, dall’hardcore. Se questo non bastasse per farvi capire qual è la direzione intrapresa, prendete in considerazione il nome di uno dei suoi più recenti profili Instagram: “narra_against_themachine“. Sicuramente, in esso si rivela la natura critica e contestatrice di Narratore Urbano, ma è impossibile non leggerci anche un riferimento alla band che fu di Tom Morello e Zack De La Rocha, che del miscuglio di rap rabbioso, riff sferraglianti e testi “contro” fece il suo peculiare marchio di fabbrica. Fondamentale, in tal senso, la scelta dei musicisti che accompagnano da qualche anno il cantautore; talmente determinante che ‘Narratore Urbano’ non sembra più soltanto il nome d’arte di Alekos Zonca, ma diventa quasi una sorta di ragione sociale per l’intero progetto. Al bassista Luca Abbrancati e alla batterista Giorgia Capatti, che dal vivo completano l’esplosivo trio di Alekos, si aggiunge Giovanni Bersani, a cui si devono le abili manipolazioni sintetiche, sicuramente uno degli elementi più caratterizzanti e personali del nuovo sound.

ctrl narratore urbano cover

“CTRL” è incentrato sulla progressiva perdita di controllo – sul pensiero e sulle azioni – che sta traghettando la società contemporanea verso un mondo iniquo e autodistruttivo. Un tema che da sempre è il presupposto inalienabile della vita artistica di Narratore Urbano e che qui diventa il perno interpretativo dell’album nella sua globalità. Tutto ruota attorno a quella sorta di manifesto programmatico che è “Narrazioni urbane”, in cui si riassume l’apparato di nemici pubblici contro i quali si scagliano le invettive di Zonca. Le divise, i regimi totalitari, il razzismo strisciante, la manipolazione dell’informazione, il partitismo contemporaneo che non sa più esprimere una forza in grado di difendere diritti e di ricercare l’uguaglianza sociale. C’è anche un passaggio cruciale dedicato a una delle battaglie più sentite da Narratore Urbano, quella per i diritti della comunità LGBTQIA+. “Sogno un Paese in cui si è liberi di amare e di scopare chi ci pare, senza guardare il genitale” – recita in “Narrazioni urbane” – lanciando un’apologia della libertà affettiva ed esprimendo, al contempo, una feroce critica verso il concetto di ‘famiglia tradizionale’. Una posizione espressa formalmente anche attraverso le specifiche scelte linguistiche adottate sui suoi social, dove evita accuratamente il maschile sovraesteso, sostituito da schwa e asterischi. Anche la scelta delle parole, infatti, diventa fondamentale per combattere il patriarcato conclamato e la subdola quanto radicata visione androcentrica dei nostri tempi, pericolosi cancri che si annidano tra le nostre relazioni quotidiane e che, nei peggiori dei casi, diventano propulsori per violenze e prevaricazioni estreme (per chi volesse approfondire l’argomento del linguaggio inclusivo, consiglio l’ascolto senza pregiudizi del podcastAmare parole” della sociolinguista Vera Gheno).

Già questo sarebbe sufficiente per avere un quadro completo della personalità e dell’ideologia di Narratore Urbano. Ma “CTRL” offre ulteriori opportunità di riflessione che perfezionano la prospettiva autoriale. In “Bisognini”, ad esempio, si rinnova la critica al sistema capitalistico che, per sopravvivere, spinge al consumo smodato e mercifica tutto, in un annichilimento progressivo di qualità e contenuti. “La roba di classe”, invece, mette a nudo l’elitarismo della cultura, sempre più lontana dai concetti di accessibilità e sempre più appannaggio esclusivo di chi può permettersela. C’è posto, poi, anche per i sentimenti, sviscerati sempre dalla medesima angolazione. “Verdena” racconta, attraverso la storia di un’adolescente con le ansie e le insicurezze tipiche della sua età, “la realtà di provincia, ma soprattutto la rabbia e la paura – come scrive sul suo profilo Facebook – sentimenti che provo quotidianamente di fronte a questo mondo sempre più marcio, egoista e autoriferito“. L’amore, poi, esplode letteralmente in “Champs-Élysées”, in cui la passione si accompagna al fervore rivoluzionario e ci dice che anche il trasporto sentimentale più infuocato non può essere avulso dalle lotte sociali e dalla ricerca di un mondo più giusto.

Insomma, nella musica di Narratore Urbano c’è una scintilla pronta a far deflagrare le contraddizioni del nostro tempo. Un furore che, dalle nostre parti, non sentivamo da decenni. Si respira quasi il medesimo clima che attraversò la nostra scena tra gli anni Ottanta e il decennio successivo; un movimento spinto da attitudini punk, talvolta suggestionato dal nascente fenomeno delle Posse, che esaudiva l’esigenza primaria di porsi come catalizzatore di un pensiero antagonista. Idee in opposizione al sistema valoriale dominante, che propugnavano la riflessione critica e l’anelito di equità sociale. In Narratore Urbano troviamo, infatti, un analogo posizionamento politico, la stessa voglia di essere disturbante, la rabbia con cui rifiuta di accettare passivamente le imposizioni del pensiero e anche per l’idea di una creatività che parte dal basso e che vuole scardinare i meccanismi mercificanti dell’arte. Si concretizza, qui come in tutta la sua discografia, il concetto secondo cui la musica dev’essere uno strumento per smuovere le coscienze e il ruolo dell’artista non può essere scisso dalle sue componenti etiche. Che fare arte, qualunque essa sia, senza il tentativo di rendere migliore il mondo, sia un esercizio vuoto, finanche dannoso.

“CTRL” ribadisce, dunque, il tradizionale impegno socio-politico di Narratore Urbano, profuso qui con un sempre più solido spirito combat. Ma ciò che ne contraddistingue i tratti, rispetto a molti suoi omologhi altrettanto schierati, è la cura minuziosa delle soluzioni formali, cui ricorre senza indebolire i messaggi. Le attente scelte sintattiche e lessicali hanno certamente a che fare con la specifica appartenenza generazionale, per cui il rap e i suoi derivati hanno definitivamente modificato la scrittura contemporanea nella direzione di un lavoro di cesello proprio sul linguaggio. Ma la capacità analitica nei confronti dell’attualità, i colti riferimenti disseminati nel testo e il livello lirico e immaginifico dei suoi versi provengono dalla sua formazione di stampo storico-filosofico e da un’evidente vocazione letteraria. L’approccio umanistico infonde ai messaggi una connotazione dal taglio marcatamente intellettuale, che non solo non mina l’autenticità delle sue canzoni, ma va addirittura ad impreziosirne la miscela esplosiva.

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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